venerdì 18 gennaio 2008

Nicola Poccia IO, PROTESTANTE

Ci hanno chiamati estremisti ignoranti che istigano all'odio.
Io dico:
“Dire questo, è odio”.
Ci hanno paragonato ai brigatisti.
Io dico:
“Questa, è incoscienza”.
Si è arrivati addirittura a chiedere il licenziamento dei professori firmatari.
Si può esprimere un’opinione in questo paese senza esser considerati terroristi?
Si chiama terrore tutto ciò che non si capisce, e non solo ciò che non si condivide.
Ma non è mia intenzione spingere i toni verso uno scontro.
Davanti a tutto questo, i fatti parlano più delle parole, e seppure non ora, forse non domani, forse neppure tra qualche anno, le cose, gli eventi e le persone diranno ciò che è successo in questi giorni e la storia, pur dimenticando i volti dei “cattivi maestri” e degli studenti “ignoranti”, non cancellerà nulla.
Fa paura ai più, ma una grande pagina, per quanto invece piccola su diversi giornali, è stata scritta. E non ci saranno dimissioni, non ci sarà tempesta mediatica e neppure governo che potrà porre una parola fine. Non esiste armata al mondo capace di sconfiggere un’idea quando nasce.
Ieri è infatti nata un’idea, evidentemente non abbastanza ribadita in questo paese ove quasi un terzo del palinsesto televisivo è asservito al potere chiesastico e l’altro terzo ad un potere politico dissolto e terrorizzato - sostanzialmente da un confronto con la società. Quest'idea rivendica il diritto di autonomia non verso il pensiero religioso, sul quale bene o male si può discutere, ma nei confronti dell’autorità religiosa con la quale non si può per definizione discutere, essendo espressione e custode di un pensiero dogmatico.

L’amarezza che sento, come molti altri prima e dopo di me, è di vedere l’Università sotto attacco, con il mondo politico per lo più compatto nella condanna di questo gruppo di "scalmanati".
Se la CNN avesse intitolato la striscia scorrevole del notiziario: “Breaking News: Italy University is under attack” non mi sarei stupito, gli americani amano usare toni forti, ma efficaci.
Allo stesso modo se avessi sentito in Italia un prete sostenere che toccando un fisico ci si può scottare, non mi sarei stupito, e non mi sono affatto meravigliato quando l’ho sentito.
Non posso allora salvare la mente da questo naufragio, verso una deriva istintiva a Giuseppe Garibaldi e lì, nella memoria storica, cercare un'àncora.
L’eroe dei due mondi scriveva in un suo libro celebre quanto raro (nascosto tra gli scaffali):
“Mi trattenni colla gioventù Italiana – sui fatti da lei compiuti e sul debito sacrosanto di compiere il resto – accennando colla coscienza del vero le turpitudini ed i tradimenti dei governi e dei preti”.

Il papa oggi decide di non venire all'inaugurazione dell'anno accademico all'Università La sapienza, dove era stato formalmente invitato, perché prevede di essere duramente contestato.
E il cielo è sempre più blu.
Fortunatamente al confine non abbiamo l’Impero Asburgico o la Francia di Napoleone III, ma siamo parte dell’Unione Europea e dopo questo episodio temo proprio che una costituzione in cui siano evidenziati i valori cristiani dell’Europa se la possono scordare.
La marcia è appena cominciata e già solo tenere il passo sarà il più grande successo mai visto in Italia dall’epoca di Dante, che senza suscitare troppi scandali e diventando il più grande classico di tutti i tempi, mandava un papa all’Inferno, duecento anni prima che un mistico cristiano, Martin Lutero, aprisse gli occhi agli uomini del Nord Europa.
Nella storia, per quanto strano possa sembrare, i più grandi fallimenti alle gerarchie ecclesiastiche li hanno sottolineati o causati i cristiani stessi.
Non capisco allora perché avete paura di me, che sono solo un laico.


Nicola Poccia, studente di Fisica