venerdì 20 dicembre 2019

PREMIO UGO FANO e UGO FANO PER I GIOVANI




Venerdi 20 Dicembre  2019 nell'Aula Marconi del CNR, nel p.le Aldo Moro 7, ha avuto luogo la cerimonia di consegna della Medaglia d'oro Ugo Fano ai due scienziati

Gabriel Aeppli                   Laurens W. Molenkamp
che nei loro esperimenti, manipolando la materia quantistica, hanno realizzato nuovi dispositivi elettronici, confermando le teorie dei fermioni di Majorana e delle risonanze di Fano, aprendo così nuove prospettive alla realizzazione di computer quantistici.

La consegna delle medaglie d'oro Ugo Fano ha avuto  luogo all'interno dell' Ugo Fano Symposium: "Fermioni di Majorana e Materia Quantistica per la Computazione Quantistica" che si è svolto nell'Aula Marconi, dalle ore 9 alle 18,30 con le relazioni di Luciano Maiani, Massimo Inguscio, Simone Montangero, Alessandra Lanzara, Chiara Macchiavello, Roberta Citro  ed altri.

Il tema del Symposium è stato il contributo di Ettore Majorana e Ugo Fano alla nuova rivoluzione quantistica del XXI secolo, con l'emergenza della fisica quantistica nelle nuove tecnologie.

Anche quest'anno il premio Ugo Fano ha previsto una sezione Ugo Fano Giovani, rivolto dalla Gattomerlino edizioni agli studenti degli Istituti Medi Superiori che hanno accettato l'invito di svolgere un commento libero al film "I Ragazzi di Via Panisperna", di Gianni Amelio del 1989.
A tutte le scuole che hanno risposto all'invito è stato consegnato un Diploma di Partecipazione. 

Diplomi ad personam sono stati assegnati  per gli elaborati più originali a:
Flavia Neri IV A Liceo scientifico IV  "Renato Donatelli" di Terni 
per la particolare attenzione all'ambiente e il complesso dell'attività scientifica nel cui ambito la vicenda dei due protagonisti si snoda, e per aver  sottolineato il contributo degli scienziati italiani al progresso scientifico mondiale

Francesco Marziali I Liceo Scientifico "Temistocle Calzecchi Onesti" di Fermo
per l'interesse già dai primi anni della scuola superiore, verso la tematica e la materia, che anticipa i tempi dello studio curricolare

Franco Tramentozzi IV B Liceo scientifico "E. Majorana" di Latina 
per la sintesi chiara e scorrevole della sua lettura del film

Il primo Premio Ugo Fano Giovani è stato assegnato a:

Corrado Andrea Mosconi  IV Liceo scientifico- Convitto nazionale Vittorio Emanuele II, Roma con la seguente motivazione:

Nel suo elaborato Mosconi da un lato rivive la passione feroce, la gelosia possessiva di Majorana per la Matematica con il quale sembra identificarsi, dall'altra modera quel sentimento conciliandolo con la saggezza che attribuisce alla mente non meno geniale di Fermi.
Questa identificazione nella forza dei personaggi è espressa da Corrado Andrea Mosconi in uno stile scorrevole e coinvolgente, con riferimenti alla sua personale attività di giovanissimo studioso della materia.

Al vincitore viene assegnato il diploma di vincitore del premio, un voucher per l'acquisto di 5 volumi a sua scelta tra quelli dell'intero catalogo Gattomerlino edizioni, la pubblicazione dell'elaborato sulla rivista on-line "Lucreziana 2008" che ci accingiamo a eseguire nel prossimo post. 

L'evento è stato sponsorizzato da:
Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Cristallografia, Istituto per la Microelettronica
Università di ROMA TRE
Università di Camerino
Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali di Frascati
Accademia dei XL
European Accademy Eurasc
SISSA di Trieste
Università La Sapienza, Dipartimento di Chimica
Latvian Academy of Sciences
Superstripes, Rome Int.Centre Materials Sciences

mercoledì 11 dicembre 2019

Presentazione del romanzo lettone di Osvalds Zebris "All'ombra della collina dei galli" – Mimesis edizioni

Sintesi dell'intervento a Più libri più liberi
4 dicembre 2019
di Piera Mattei

Il progetto di questo romanzo nasce nell'ambito del progetto Noi. Lettonia XX Secolo voluto dalla scrittrice Gundega Respe,  al quale hanno aderito 13 scrittori che intende fare riferimento a documenti storici senza per questo imbrigliare la fantasia degli autori.


Anzitutto vorrei spiegare perché la responsabile delle edizioni Gattomerlino è qui a partecipare alla presentazione del libro di Mimesis edizioni, insieme al traduttore del libro.
 Il motivo è che sono stata contattata come amica e conoscitrice della cultura lettone e di orizzonti della cultura baltica in generale. Era un riconoscimento all'attività che abbiamo svolto con incontri sulla poesia lettone, nella splendida Biblioteca Nazionale di Riga e con traduzioni e pubblicazioni di un grande poeta lettone quale Juris Kronbergs. 
A proposito di nuovi orizzonti l'interesse della nostra casa editrice, sin dalle primissime pubblicazioni, si è rivolta a quell'Europa orientale, che rimane per molti ancora  un territorio non ben illuminato dagli studi  curriculari di storia. Una letteratura certamente giovane, ma proprio per questo con voci originali, con riferimenti alla formazione di un'identità letteraria recente, ma  profondamente sentita.

Veniamo quindi al romanzo. "All'ombra della collina dei galli" può essere letto in molti modi.
Se si ignorano le note a piè pagina può essere persino letto come un romanzo psicologico o un romanzo a intreccio. Ma quelle note a piè pagina, che fanno di questo libro un a lettura polivalente, c'introducono ai personaggi reali e ai luoghi reali dove nel 1905 e l'anno successivo si svolsero eventi storici per la Lettonia. Il 1905 infatti, in Lettonia, propagandosi proprio dalla Russia  con l'attacco al palazzo d'inverno a San Pietroburgo, è l'anno di una violenta rivolta contro il potere zarista. Nell'anno successivo, nel 1906, in quel Natale 1906 sul quale si apre il racconto, a Riga tutto appariva già sopito se non dimenticato.
Il racconto si apre sul rapimento di tre bambini, strappati da un cupo individuo alla giostra. Chi è quel cupo individuo? Perché compie quell'atto, senza, in apparenza, voler fare del male ai bambini , o chiedere, come in casi analoghi, un riscatto in cambio della loro restituzione? La risposta a queste domande comporta un lungo racconto che si muove dal presente, cioè al 1906, sul quale si apre l'azione, al 1905 al quale va la ricostruzione dei fatti nella penna del protagonista, ma spazia a date anche precedenti, con molteplici flash back sul passato, a un'infanzia e a una giovinezza nella quale il carattere del protagonista si forma.

Siamo quindi in un romanzo storico con sfumatore di giallo, ma, come accennavo all'inizio, anche dentro un romanzo psicologico. Infatti il romanzo può essere letto anche come la storia di un doppio, ammirato prima e poi progressivamente , nell'adolescenza e nell'età adulta, odiato.   Il protagonista Rudis ha infatti un amico, Arvids, ma mentre lui con la sua fattoria vive in basso l'amico vive in alto, sulla collina dei galli appunto, e quella non è che la metafora del loro rapporto. Perché Arvids in tutto si dimostra superiore a lui, anche se protettivo e fraterno. Proprio questa posizione sarà quella che produrrà un fastidio esistenziale al protagonista, un'invidia che s'insinuerà in lui come un veleno. La rivolta contro il potere dell'anno 1905  diventa così anche l'occasione di affrontare l'amico. Ma il protagonista si sdoppia anche nel senso più strettamente clinico del termine perché, stravolto dal senso di colpa per l'uccisione involontaria ma gravissima di un bambino, la sua mente si spacca in due, nella malattia mentale.
Nel quadro storico che si disegna ha un ruolo importante, fin dalle primissime pagine, il losco antisemitismo che si basa sulla falsa scoperta dei Protocolli dei savi di Sion, per cui la scomparsa di tre bambini può essere imputata, da un membro della polizia, alla comunità ebraica e alla loro consuetudine di riti sanguinari. 
Intorno  ai due protagonisti si muove un gran numero di comparse. Il bene e il male non sono mai del tutto da una parte soltanto. I bulli della scuola diventano compagni di lotta, una donna accende la rivalità tra due uomini. I maestri si battono perché non si appanni l'insegnamento della lingua lettone nelle scuole.
Il romanzo riserva nell'intreccio romanzesco anche colpi di scena che non è bene qui rivelare.



Nelle foto, da sinistra a destra: Osvalds Zebris, l'Ambasciatore  Aboltina, il traduttore Paolo Pantaleo, Piera Mattei

Altri Protagonisti Gattomerlino a PLPL: Maria Sozzani e, con il prof. Masini e Maria Novella Rossi, i fratelli Fidanza



Alcune foto dei protagonisti Gattomerlino a PLPL: Cidonio, Dolci, Romanello




martedì 10 dicembre 2019

Il trittico dell'ingegno Italiano – Leonardo 1519 - 2019



Accademia Nazionale dei Lincei– I Lincei per una nuova didattica nella scuola– Conferenze dedicate a Leonardo nell'ambito delle celebrazioni leonardiane
9 dicembre 2019 Prof. Fabio Frosini – Natura in Leonardo da Vinci

Sintesi dell'incontro


Fabio Frosini, ricercatore in storia della filosofia dell'Università di Urbino,viene introdotto dall'  Accademico Prof. Brunori.
 La lezione si apre sulla premessa che Leonardo non si separò mai dai suoi manoscritti, che pertanto presentano la libertà e la mancanza di sistematicità di un diario intimo. Tuttavia, nei primi scritti sul tema, Natura è Necessità, che rimanda da un lato al concetto antico di Fato, dall'altro a quello di Provvidenza, nessi collegabili alla tradizione stoica. Sono presenti anche echi di Dante dal Convivio e dal Monarchia nell'attribuzione alla Natura di tre coppie di sostantivi: maestra e nutrice, freno e regola, tema e inventrice.
Il pensiero si sposta, nei taccuini successivi, verso un concetto  di Natura come principio teleologico e la terra è immaginata come un grande animale che in definitiva procede in modo razionale. Altri concetti vengono ripresi dalle Metamorfosi di Ovidio, in particolare dal passo relativo a Pitagora che tratta del tempo che tutto trasforma.
Nasce in proposito un quesito dal pubblico: Leonardo può essere visto come un pensatore olistico? Addirittura un precursore della fisica quantistica?
La risposta di Fabio Frosini in proposito è negativa e tuttavia dichiara che  la domanda sarebbe più correttamente rivolta a un filosofo della scienza. A un secondo quesito: perché Leonardo non trova posto nell'insegnamento della storia della filosofia, Frosini risponde che questo deriva proprio dalla forma che Leonardo ha dato ai suoi scritti, che contrastano con la sistematicità con la quale la storia della filosofia è solita confrontarsi.








Nella foto: il prof. Brunori, al termine della conferenza, riconosce nel pubblico un suo più giovane collega  dell'Università di Camerino degli anni '70-'80, Il prof. Antonio Bianconi.
   

lunedì 9 dicembre 2019

Breve cronaca della presenza di Gattomerlino a PLPL di Piera Mattei






Eccole le due infaticabili collaboratrici, presenze positive, discrete, anche allegre! Sono, da sinistra a destra,  Arianna Di Pietro e Marianna Musolino.
Il libro che Arianna ha in mano è l'ultima uscita nella serie Prose e Racconti. Si tratta di "La giovane yazida" romanzo del russo Dmitrij Streshnev, tradotto in collaborazione con Irina Dvizova. Quel romanzo, uscito proprio alla fine di novembre non ha potuto avere ancora una presentazione, ma ha avuto comunque una buona accoglienza. Molto apprezzata la copertina realizzata da Mara Tipetei.

Sulla parete in fondo si nota anche la copertina di "Diario di un pazzo" , altra uscita recentissima, che non ha avuto presentazione, ma ugualmente ha riscosso notevole gradimento.


Come sempre alle fiere, piuttosto apprezzati i libri della serie Azzurra, per ragazzi, che sono sul tavolo, a destra di chi guarda, fuori della foto. Tra questi l'importante novità "La conchiglia magica" di Maria Sozzani, libro che è stato presentato, con un dialogo tra l'autrice, Piera Mattei, il traduttore dall'inglese in italiano, Matteo Campagnoli e, ovviamente, il pubblico, il giorno 5 dicembre.

 Il giorno 7 è stata la volta di "Cina: le radici profonde" dei fratelli Fidanza, libro che ha avuto due presentatori prestigiosi come Federico Masini, Professore ordinario di lingua e letteratura cinese e Preside della facoltà di Studi Orientali dell'università "La Sapienza" di Roma, e Maria Novella Rossi, sinologa e giornalista di TG2.
Domenica 8, introdotti dalla loro editrice, si sono presentati e hanno letto le loro poesie, Alessandro Romanello, Paola Silvia Dolci e Flavia Cidonio.

Un'edizione positiva dal punto di vista dei contatti, degli incontri. Abbiamo distribuito centinaia di cataloghi che dovrebbero accendere la curiosità di un certo tipo di lettori.
Piera Mattei  ha anche partecipato  alla presentazione  di "All'ombra della collina dei galli" romanzo del lettone Osvalds Zebris, pubblicato da Mimesis.  Anche lei veramente infaticabile! Anzi, no, affaticatissima, dopo cinque giorni allo stand con orario di dieci ore consecutive!
Al prossimo anno!

domenica 1 dicembre 2019

Cronache cinematografiche di Piera Mattei

Due film molto interessanti nella stagione Autunno 2019 

JOKER con Joaquin Phoenix, regia di Todd Phillips

Forse non si può parlare di questo film, prescindendo, come pure vorremmo, da tutte le polemiche che ha suscitato soprattutto in America la sua uscita e successivamente l'assegnazione del Leone d'oro a Venezia 2019.
Joker è un noto personaggio della DC Comics, l'antagonista di Batman. La sua maschera è quella del Jolly col sorriso disegnato sul volto, ma il suo è un sorriso crudele o malato, infatti Joker è crudele o malato. Ma se il suo personaggio negativo vive e agisce dagli anni '40 dello scorso secolo, quando è stato creato da Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson, perché solo ora desta così numerose perplessità e contestazioni?
 La risposta è nelle caratteristiche formali e narrative del film, paradossalmente proprio la sceneggiatura perfetta di Todd Phillips e Scott Silver, l'ottima regia di Todd Phillips – che evidentemente ha creduto fin dagli inizi nel progetto, dato che ne è anche il produttore–
e un'interpretazione eccezionale di Joaquin Phoenix portano a una forte identificazione  e tendono a spostare l'empatia dello spettatore tutta dalla parte del Joker, che è presentato come una vittima, quasi giustificando così la sua mutazione in carnefice.

Del film vogliamo accennare alla trama solo per sommi capi perché i colpi di scena non mancano e non intendiamo rivelarli, non intendiamo guastare la sorpresa, come si dice con un brutto termine in voga e come altri non necessario alla comprensione del concetto, non vogliamo fare spoiling.
Nella buia e sudicia città di Gotham, Arthur Fleck, che chiederà solo sul finale di essere chiamato Joker, è dunque un povero cristo, un uomo magro, di età indefinibile perché il volto è scavato sotto i capelli che scendono fino alle spalle, come in un adolescente. Soffre di una sindrome che lo porta a una risata compulsiva, soprattutto nei momenti di stress, di questo si scusa, in una delle prime scene, mostrando a quelli seduti accanto a lui su un autobus, il biglietto che spiega il suo disagio. Arthur guadagna pochi soldi facendo il clown, pubblicizzando svendite o facendo ridere i bambini nei ricoveri ospedalieri. Vive con una madre malata e bisognosa di cure, che accudisce amorosamente, ma lui a sua volta ha bisogno. Ha bisogno di aiuto psichiatrico e di medicinali che lo sostengano. In una tremenda giornata riceve la notizia che, per realizzare risparmi sul bilancio pubblico, verrà chiuso il centro d'igiene mentale, dove pure incontrava una psichiatra disposta ad ascoltarlo e a prescrivergli le pillole necessarie. Arthur non ha avuto una sola ora che non fosse triste nella sua vita. Nella sua giornata, lo aveva confessato alla sua psichiatra, ha "solo pensieri negativi". Era stato assalito da un gruppo di teppistelli che lo avevano massacrato di botte, un "amico" gli aveva già fornito una pistola, che lui con esitazione  aveva accettato, come arma di difesa.  Ormai quella pistola è nelle sue tasche e darà inizio a una serie di eventi sui quali il protagonista sembra aver perso il controllo.
Infatti dal possesso della pistola ha inizio la rapida evoluzione del povero cristo in mostro assassino. Mi è rimasta particolarmente impressa la scena, girata in soggettiva, quando Artthur che sta cantando e ballando con i bambini di una clinica pediatrica, vede la pistola cadergli a terra. Quella è la scena che segna un drastico e tragico cambiamento della sua personalità da vittima in carnefice. E tuttavia noi, per il modo con cui il protagonista si muove sulla scena, per il fascino che tuttavia emana, siamo ancora indotti a vederlo come una vittima. E forse siamo indotti a vederlo come l'iniziatore di una giusta protesta anche quando la sua farneticante rabbia coinvolge le masse di Gotham? Saremo guidati a giudicare che se lui è rapidamente mutato è colpa degli altri? Di quelli che sembrano normali? Della società che non provvede agli ultimi?
L'effetto contagio che produce il personaggio nel racconto di Todd Phillips e Scott Silver rimanda subito, fuori di finzione, alla violenza esplosiva e, apparentemente almeno, gratuita, diventata negli ultimi decenni un'emergenza, proprio partendo dagli Stati Uniti dove il film è stato prodotto.

Quando il film era ancora in lavorazione hanno chiesto a Todd Phillips che genere di film stava maturando sul personaggio di Joker e, se ben ricordo, la sua risposta è stata: "un film tragico".

Ma la perplessità circa il messaggio che il film invia, indica che non si produce, a conclusione della visione, nonostante la scritta "Fine", l'effetto catartico, quel piacere che nel racconto tragico dovrebbe portare lo spettatore a liberarsi delle passioni rappresentate.  Proprio il finale che è la parte meno convincente del film, ha causato al film, da parte di alcuni, una risposta diffidente, ma forse anche quella curiosità e quel dibattito che fa di un film che ha vinto il Leone d'oro a Venezia, anche un successo commerciale.






THE RIDER il sogno di un cowboy,
di  Chloé Zhao con Brandy Jandreau

 Possiamo considerarlo un film americano, anche se molto particolare perché girato all'interno di una riserva indiana e la sua autrice (sceneggiatrice, regista e produttrice) è Chloé Zhao, cinese nata e cresciuta a Pechino, prima di trasferirsi a studiare in Occidente. Zhao è un'artista davvero molto originale e coraggiosa, una che scommette tutto sulle sue scelte. Il suo primo film lo gira in una riserva indiana del Sud Dakota, dove incontra Brandy Jandreau, nativo Sioux, domatore di cavalli e campione di rodeo. Rimane così affascinata dalla sua presenza da decidere di fare un film con lui. A questo punto del loro progetto s'inserisce un evento drammatico, Brandy, durante un rodeo viene disarcionato dalla cavalla, che poi lo travolge sfondandogli  il cranio e lasciandolo per più giorni in stato di coma. Si risveglia con una placca metallica inserita nella testa.  Torna dalla famiglia, un padre e una sorella minore in una casa mobile nella riserva Lakota di Nativi Sioux.
Chloé Zhao vede sfumare i suoi progetti, ma quando, dopo qualche tempo viene a sapere che Brandy, continua a domare cavalli e a cavalcarli, pensa che questa passione e la vera storia di Brandy saranno il film che dovevano fare.

A questo punto lo spazio della riserva e l'intera famiglia di Brandy sono inclusi nella storia e nel cast. Ognuno reciterà, attenendosi a una sceneggiatura rigorosa, il proprio personaggio.
Ne risulta una straordinaria commistione di invenzione e realtà documentaria. Brandy Jandreau, complessione stranamente chiara per un Sioux, sguardo intenso ma come rapito in una sua intima serenità sotto gli alti zigomi, è quasi sempre sulla scena. Accarezza, cavalca cavalli, risponde calmo ai capricci della sorella, si adatta a lavorare in supermercato.  Non sappiamo se interpreterà altri film. In questo è straordinario.
Il contesto umano della storia è per lo più maschile. Le donne si affacciano soltanto, consigliando saggezza e moderazione, forse anche rassegnazione. Particolarmente convincente la prestazione della sorella minore di Brandy, non ancora donna, affetta da sindrome di Asperger. Bravi anche e splendidamente diretti i personaggi secondari.
Ma la grande poesia del film non è soltanto nei personaggi, molto è dovuto alla fotografia quasi onirica, eppure, come dicevamo anche documentaria di Joshua James Richards, che indugia talvolta sul paesaggio o sul dettaglio, senza mai voler additare, quasi carezzando l'immagine. Infine la capacità di Brandy di toccare e ammansire i cavalli ha permesso alla macchina da presa di avvicinarsi molto agli animali realizzando dei loro musi e dei loro sguardi dei primi piani straordinari.


Chloé Zhao, che ha oggi 37 anni, dimostra  in questo suo secondo lungometraggio un'eccezionale intelligenza, ma  insieme, senza ostentare il politically correct, la capacità di dare vita dignità e bellezza a luoghi  e realtà dell'America non spesso visitati dalle cineprese. Non mancheremo di seguirla nelle prossime prove.