In ogni testo è possibile leggere il tessuto argomentativo, che nella migliore delle ipotesi è evidente, e il contesto emotivo che invece violentemente balza agli occhi, (e vuole balzare agli occhi) magari in palese contraddizione con quanto argomentato.
E' quanto ho pensato leggendo il lungo articolo di Magris sul Corriere della sera del 20 gennaio 2008: Chi è laico chi è clericale.
Vediamo quindi il tessuto razionale, la definizione di laico e i fatti quali vengono riportati, per passare poi al contesto emotivo.
Condivido pienamente la definizione di laico e mi scuso per non avere tanto spazio da riportarla per intero:
"laicità è una forma mentis... distingue le sfere e gli ambiti delle diverse competenze, in primo luogo quelle della Chiesa e quelle dello Stato". Appunto, sono pienamente d'accordo.
Più avanti riporta la bellissima definizione di Bobbio (in cui mi riconosco e a cui m'ispiro) che laico è "chi si appassiona ai propri "valori caldi" (amore, amicizia, poesia, fede generoso progetto politico) ma difende i valori freddi (la legge, la democrazia, le regole del gioco politico) che soli permettono a tutti di coltivare i propri valori caldi."
Il punto su cui discordo è in quale modo e con quali conclusioni questi concetti vengono applicati agli avvenimenti di questi giorni. In particolare non capisco perché i professori della Sapienza che firmano una lettera al rettore in cui affermavano di ritenere inopportuno un intervento del Papa in apertura dell'anno accademico, non possano essere visti come difensori dei loro valori caldi, che in nessun modo ledono i valori freddi.
Difatti, a quanto risulta, non il Senato accademico ha invitato il Papa, ma il Rettore, di sua iniziativa, informando poi l'organo collegiale. Di qui, la necessaria polemica con lui, non con il Papa o con gli organi di stampa, che sono i responsabili di aver dato all'episodio una visibilità non richiesta. Cadrebbe così uno dei fatti che Magris dà per scontato: "deciso, egli scrive, da chi aveva legittimamente la facoltà d'invitarlo". Poniamo che il Rettore possa decidere di invitare per l'apertura dell'anno accademico chi vuole, non si può far finta in tempi d'imperante politica dell'immagine che un papa corrisponda alla definizione "chi vuole". E' vero che molte persone di cultura cercano la luce dei riflettori, ma altri (forse una maggioranza) ne sono disturbati.
Scrive ancora Magris: "all'università si studiano fisica, letteratura, storia e così via. Anche alcuni grandi filosofi hanno insegnato all'università, proponendo la loro concezione filosofica pure a studenti di altre convinzioni; non per questo è stata loro tolta la parola". Ora mi chiedo: stiamo parlando di pluralità di concezioni tra professori universitari, o tra loro e un Papa, depositario di dogmi e precetti della Chiesa cattolica? I fisici firmatari della lettera non hanno con quella tappato la bocca a nessuno (non ai giovani di Comunione e Liberazione), tanto meno ai professori di altre facoltà. Né mi risulta che la scienza si sia mai detta depositaria di verità, quanto solo impegnata nella ricerca (vedi anche la citazione in questa rivista del grande genetista Luca Cavalli Sforza).
Dove non riesco più a seguire il filo logico del discorso è lì dove si lancia in ipotesi. Non si parla di quanto è accaduto, ma di quanto forse poteva accadere, e lui lo sa? se si fosse concretizzato un invito al Dalai Lama. Io non mi azzardo su ipotesi del genere e tuttavia l'impatto della presenza del Dalai Lama, all'inaugurazione dell'anno accademico nella università più popolosa del bacino mediterraneo, sarebbe, fuori di ogni proporzione, inferiore a quella del Vescovo di Roma, e di questo vescovo di Roma. Perché mai, anziché sui fatti, Magris argomenta con dei "se"? Lui è troppo intelligente per non sapere che, dopo tutto, molto spesso le reazioni umane e collettive sono imprevedibili.
Infine dalla penna di un intellettuale mi hanno colpito espressioni violente, non da letterato, che ha sparso nelle sue "laiche"e "tolleranti" argomentazioni. E qui le trascrivo: "autogol (siamo in un gioco del pallone e chi fa autogol è la squadra avversaria o tra esponenti, come "anche" è il suo caso, Magris, autorevoli della cultura?) gazzarra; elemento pacchiano; uso scorretto; distorto; pasticcio oscurantista; cagnara; scemenza; febbre autodistruttiva; allegra irresponsabilità, spensierata vocazione a una disastrosa sconfitta..." E mi scuso se l'elenco è incompleto.
Qui ci chiediamo, cos'è che turba così il discorso razionale, che si perde nelle deduzioni e fa invece ampio ricorso al linguaggio ascientifico del discredito, al gioco masmediatico dell'insulto, quando di ben altri mezzi potrebbe disporre?
Professor Magris, non un discorso laico leggo qui, ma, dolorosamente, astio verso la comunità scientifica (che, certo, si figuri se non comprende anche gli umanisti, qui le scriviamo appunto da una rivista che si chiama Lucreziana). La comunità scientifica in nessun modo ce l'ha con lei, né con i cattolici, ma difende i suoi valori caldi, vorrebbe avere la possibilità di lavorare tranquilla da interferenze, come avviene (ma non vogliamo essere costretti a emigrare!) in altri paesi del mondo.
Piera Mattei
N.B.
l'articolo di Magris "Chi è laico chi è clericale" si può leggere nel sito web:
http://www.corriere.it/editoriali/08_gennaio_20/magris_d0329b1e-c72f-11dc-8899-0003ba99c667.shtml
Rivista diretta da Piera Mattei --- La rivista pone in primo piano la natura delle cose, la sua indagine, dal punto di vista della scienza, della poesia, della filosofia e dell'arte --- Direttore responsabile: Piera Mattei --- Superstripes Press
lunedì 21 gennaio 2008
domenica 20 gennaio 2008
Brunella Antomarini DOGMA E RICERCA
Che ci sia incompatibilità tra la Chiesa e la ricerca scientifica non è una novità. Le loro rispettive spiegazioni del mondo si escludono a vicenda. Una teoria scientifica spiega le cose con se stesse ed esclude perciò per principio che siano dovute a interventi "esterni". Perciò invitare il Papa in un contesto che lui esclude e che lo esclude, non poteva che provocare attrito e essere sentito come un cavallo di Troia. Quello che sorprende, è come mai nessuno ci aveva pensato.... Forse, si è per caso voluto considerare il Papa come studioso, essendo un teologo? Ma allora bisognava, contemporaneamente all'invito, preparare un contesto di confronto teorico con i docenti. Non facendolo, si è mancato di rispetto ai docenti che avrebbero dovuto sentirsi legittimati da un discorso che li esclude.
Una conferma in più dell'incapacità politica italiana di dare un ruolo sociale alla ricerca scientifica. Insomma, un feedback loop, in cui una laicità politicamente indebolita nel suo ruolo sociale, ha creduto di avere bisogno di un po' di pubblicità, finendo per spostare tutta l'attenzione sul Papa, che ha tenuto una "lectio" veramente "magistralis" di vittimismo. Un vero disastro.
Meno male ci sono le donne, con la loro forza esterna alla politica, che ha sempre salvato la politica in extremis. Una cosa è certa, nonostante gli inviti a mischiare e confondere, la legge sull'aborto non si toccherà né si modificherà in senso retrivo, neanche questa volta.
Prof. Brunella Antomarini
Docente di filosofia contemporanea
alla John Cabot University
Una conferma in più dell'incapacità politica italiana di dare un ruolo sociale alla ricerca scientifica. Insomma, un feedback loop, in cui una laicità politicamente indebolita nel suo ruolo sociale, ha creduto di avere bisogno di un po' di pubblicità, finendo per spostare tutta l'attenzione sul Papa, che ha tenuto una "lectio" veramente "magistralis" di vittimismo. Un vero disastro.
Meno male ci sono le donne, con la loro forza esterna alla politica, che ha sempre salvato la politica in extremis. Una cosa è certa, nonostante gli inviti a mischiare e confondere, la legge sull'aborto non si toccherà né si modificherà in senso retrivo, neanche questa volta.
Prof. Brunella Antomarini
Docente di filosofia contemporanea
alla John Cabot University
venerdì 18 gennaio 2008
Nicola Poccia IO, PROTESTANTE
Ci hanno chiamati estremisti ignoranti che istigano all'odio.
Io dico:
“Dire questo, è odio”.
Ci hanno paragonato ai brigatisti.
Io dico:
“Questa, è incoscienza”.
Si è arrivati addirittura a chiedere il licenziamento dei professori firmatari.
Si può esprimere un’opinione in questo paese senza esser considerati terroristi?
Si chiama terrore tutto ciò che non si capisce, e non solo ciò che non si condivide.
Ma non è mia intenzione spingere i toni verso uno scontro.
Davanti a tutto questo, i fatti parlano più delle parole, e seppure non ora, forse non domani, forse neppure tra qualche anno, le cose, gli eventi e le persone diranno ciò che è successo in questi giorni e la storia, pur dimenticando i volti dei “cattivi maestri” e degli studenti “ignoranti”, non cancellerà nulla.
Fa paura ai più, ma una grande pagina, per quanto invece piccola su diversi giornali, è stata scritta. E non ci saranno dimissioni, non ci sarà tempesta mediatica e neppure governo che potrà porre una parola fine. Non esiste armata al mondo capace di sconfiggere un’idea quando nasce.
Ieri è infatti nata un’idea, evidentemente non abbastanza ribadita in questo paese ove quasi un terzo del palinsesto televisivo è asservito al potere chiesastico e l’altro terzo ad un potere politico dissolto e terrorizzato - sostanzialmente da un confronto con la società. Quest'idea rivendica il diritto di autonomia non verso il pensiero religioso, sul quale bene o male si può discutere, ma nei confronti dell’autorità religiosa con la quale non si può per definizione discutere, essendo espressione e custode di un pensiero dogmatico.
L’amarezza che sento, come molti altri prima e dopo di me, è di vedere l’Università sotto attacco, con il mondo politico per lo più compatto nella condanna di questo gruppo di "scalmanati".
Se la CNN avesse intitolato la striscia scorrevole del notiziario: “Breaking News: Italy University is under attack” non mi sarei stupito, gli americani amano usare toni forti, ma efficaci.
Allo stesso modo se avessi sentito in Italia un prete sostenere che toccando un fisico ci si può scottare, non mi sarei stupito, e non mi sono affatto meravigliato quando l’ho sentito.
Non posso allora salvare la mente da questo naufragio, verso una deriva istintiva a Giuseppe Garibaldi e lì, nella memoria storica, cercare un'àncora.
L’eroe dei due mondi scriveva in un suo libro celebre quanto raro (nascosto tra gli scaffali):
“Mi trattenni colla gioventù Italiana – sui fatti da lei compiuti e sul debito sacrosanto di compiere il resto – accennando colla coscienza del vero le turpitudini ed i tradimenti dei governi e dei preti”.
Il papa oggi decide di non venire all'inaugurazione dell'anno accademico all'Università La sapienza, dove era stato formalmente invitato, perché prevede di essere duramente contestato.
E il cielo è sempre più blu.
Fortunatamente al confine non abbiamo l’Impero Asburgico o la Francia di Napoleone III, ma siamo parte dell’Unione Europea e dopo questo episodio temo proprio che una costituzione in cui siano evidenziati i valori cristiani dell’Europa se la possono scordare.
La marcia è appena cominciata e già solo tenere il passo sarà il più grande successo mai visto in Italia dall’epoca di Dante, che senza suscitare troppi scandali e diventando il più grande classico di tutti i tempi, mandava un papa all’Inferno, duecento anni prima che un mistico cristiano, Martin Lutero, aprisse gli occhi agli uomini del Nord Europa.
Nella storia, per quanto strano possa sembrare, i più grandi fallimenti alle gerarchie ecclesiastiche li hanno sottolineati o causati i cristiani stessi.
Non capisco allora perché avete paura di me, che sono solo un laico.
Nicola Poccia, studente di Fisica
Io dico:
“Dire questo, è odio”.
Ci hanno paragonato ai brigatisti.
Io dico:
“Questa, è incoscienza”.
Si è arrivati addirittura a chiedere il licenziamento dei professori firmatari.
Si può esprimere un’opinione in questo paese senza esser considerati terroristi?
Si chiama terrore tutto ciò che non si capisce, e non solo ciò che non si condivide.
Ma non è mia intenzione spingere i toni verso uno scontro.
Davanti a tutto questo, i fatti parlano più delle parole, e seppure non ora, forse non domani, forse neppure tra qualche anno, le cose, gli eventi e le persone diranno ciò che è successo in questi giorni e la storia, pur dimenticando i volti dei “cattivi maestri” e degli studenti “ignoranti”, non cancellerà nulla.
Fa paura ai più, ma una grande pagina, per quanto invece piccola su diversi giornali, è stata scritta. E non ci saranno dimissioni, non ci sarà tempesta mediatica e neppure governo che potrà porre una parola fine. Non esiste armata al mondo capace di sconfiggere un’idea quando nasce.
Ieri è infatti nata un’idea, evidentemente non abbastanza ribadita in questo paese ove quasi un terzo del palinsesto televisivo è asservito al potere chiesastico e l’altro terzo ad un potere politico dissolto e terrorizzato - sostanzialmente da un confronto con la società. Quest'idea rivendica il diritto di autonomia non verso il pensiero religioso, sul quale bene o male si può discutere, ma nei confronti dell’autorità religiosa con la quale non si può per definizione discutere, essendo espressione e custode di un pensiero dogmatico.
L’amarezza che sento, come molti altri prima e dopo di me, è di vedere l’Università sotto attacco, con il mondo politico per lo più compatto nella condanna di questo gruppo di "scalmanati".
Se la CNN avesse intitolato la striscia scorrevole del notiziario: “Breaking News: Italy University is under attack” non mi sarei stupito, gli americani amano usare toni forti, ma efficaci.
Allo stesso modo se avessi sentito in Italia un prete sostenere che toccando un fisico ci si può scottare, non mi sarei stupito, e non mi sono affatto meravigliato quando l’ho sentito.
Non posso allora salvare la mente da questo naufragio, verso una deriva istintiva a Giuseppe Garibaldi e lì, nella memoria storica, cercare un'àncora.
L’eroe dei due mondi scriveva in un suo libro celebre quanto raro (nascosto tra gli scaffali):
“Mi trattenni colla gioventù Italiana – sui fatti da lei compiuti e sul debito sacrosanto di compiere il resto – accennando colla coscienza del vero le turpitudini ed i tradimenti dei governi e dei preti”.
Il papa oggi decide di non venire all'inaugurazione dell'anno accademico all'Università La sapienza, dove era stato formalmente invitato, perché prevede di essere duramente contestato.
E il cielo è sempre più blu.
Fortunatamente al confine non abbiamo l’Impero Asburgico o la Francia di Napoleone III, ma siamo parte dell’Unione Europea e dopo questo episodio temo proprio che una costituzione in cui siano evidenziati i valori cristiani dell’Europa se la possono scordare.
La marcia è appena cominciata e già solo tenere il passo sarà il più grande successo mai visto in Italia dall’epoca di Dante, che senza suscitare troppi scandali e diventando il più grande classico di tutti i tempi, mandava un papa all’Inferno, duecento anni prima che un mistico cristiano, Martin Lutero, aprisse gli occhi agli uomini del Nord Europa.
Nella storia, per quanto strano possa sembrare, i più grandi fallimenti alle gerarchie ecclesiastiche li hanno sottolineati o causati i cristiani stessi.
Non capisco allora perché avete paura di me, che sono solo un laico.
Nicola Poccia, studente di Fisica
giovedì 17 gennaio 2008
Piera Mattei INDIETRO DI CENTO ANNI?
Nell'intervista rilasciata al corriere della sera proprio ieri, l'ex-presidente della repubblica ciampi affermava che così, con la protesta di professori e studenti universitari, in risposta all'invito del rettore al papa per una lectio magistralis alla sapienza, il rapporto tra stato e chiesa tornava indietro di cento anni.
Forse è vero. Forse tuttavia non è un male arretrare un po' e vedere con una certa prospettiva dove sta andando la cultura. Forse non è sicuro che gli ultimi cento anni abbiano fatto avanzare la nostra cultura verso il progresso. e quando parlo di cultura mi riferisco non alla società in generale (è un discorso diverso) ma proprio all'ambiente di chi dedica la vita al sapere e all'arte. L'idea stessa di progresso, intesa come avanzamento generale verso il meglio è senz'altro un concetto che non può essere acriticamente adottato. Da un punto di vista della libertà, del non condizionamento da parte del potere religioso, cento anni fa, quando, se ben ricordo, crispi faceva innalzare in campo de'fiori la splendida statua di giordano bruno a memento che simili roghi non si sarebbero accesi mai più, erano certo altri tempi, e non è detto, no, che fossero tempi peggiori.
Scriveva sofri, sulla repubblica due giorni fa, che l'università la sapienza è stata fondata da bonifacio VIII (forse direi sotto il papa bonifacio che era un sovrano più di quanto non fosse uomo di cultura), ma se vogliamo andare così indietro perché non ricordare allora che il titolo stesso di "pontifex maximus" era titolo della tradizione poi detta pagana, di cui augusto si fregiava al pari di quello di imperator? I papi nel medioevo riempirono certamente un vuoto di potere, ma cosa sta avvenendo adesso, è il problema che ci riguarda.
Un papa che si dichiara, per dogma, infallibile, quando parla ex cathedra (e, paradossalmente, alla sapienza l'equivoco avrebbe potuto innestarsi) non è figura con cui, come alcuni hanno detto, rispettando il protocollo che addirittura impone il bacio dell'anello, si possa dialogare. E ricordiamo che il dogma dell'infallibilità papale viene proclamato da pio IX, alla vigilia dell'esproprio del suo stato da parte del nuovo stato italiano.
Ci sono nel mondo molti capi religiosi, ma nessuno così potente come il vescovo di roma e forse il motivo risiede nel fatto che i papi si sono fatti eredi dell'universalismo del diritto romano. Il vangelo non c'entra molto. Del resto lo studio, direi democratico, dei testi sacri non è mai stato una preoccupazione della chiesa cattolica, perché anzi è stato una delle cause di separazione di altri cristiani.
Oggi credo che il papa riceva più danno da chi lo adula che da chi, pur rispettandolo quando, molto frequentemente, esprime il suo pensiero attraverso i preti, la gerarchia ecclesiastica e gli organi di stampa, vede la sua presenza inopportuna, nel giorno stesso molto simbolico dell'inaugurazione dell'anno accademico, in una sede universitaria. Agli occhi di chi, possibilmente con umiltà, sicuramente con fatica, è in cammino nel labirinto della conoscenza, l'immagine del vescovo di roma riceve discredito maggiore da un libro dedicato ai bambini ove si "spiega" che il papa indossa scarpe rosse perché rosso è il colore del martirio e san pietro di cui il papa è successore è martire. Chi si fa portatore di verità come può non vedere che non c'è relazione tra la verità e questo tipo d'insegnamenti impartiti all'infanzia? (la notizia sul libro, edito da cantagalli "perché il papa ha le scarpe rosse?" la traggo da un articolo di aldo cazzulo, il corriere della sera, venerdì 31 dicembre 2007)
Piera Mattei
scrittrice
Forse è vero. Forse tuttavia non è un male arretrare un po' e vedere con una certa prospettiva dove sta andando la cultura. Forse non è sicuro che gli ultimi cento anni abbiano fatto avanzare la nostra cultura verso il progresso. e quando parlo di cultura mi riferisco non alla società in generale (è un discorso diverso) ma proprio all'ambiente di chi dedica la vita al sapere e all'arte. L'idea stessa di progresso, intesa come avanzamento generale verso il meglio è senz'altro un concetto che non può essere acriticamente adottato. Da un punto di vista della libertà, del non condizionamento da parte del potere religioso, cento anni fa, quando, se ben ricordo, crispi faceva innalzare in campo de'fiori la splendida statua di giordano bruno a memento che simili roghi non si sarebbero accesi mai più, erano certo altri tempi, e non è detto, no, che fossero tempi peggiori.
Scriveva sofri, sulla repubblica due giorni fa, che l'università la sapienza è stata fondata da bonifacio VIII (forse direi sotto il papa bonifacio che era un sovrano più di quanto non fosse uomo di cultura), ma se vogliamo andare così indietro perché non ricordare allora che il titolo stesso di "pontifex maximus" era titolo della tradizione poi detta pagana, di cui augusto si fregiava al pari di quello di imperator? I papi nel medioevo riempirono certamente un vuoto di potere, ma cosa sta avvenendo adesso, è il problema che ci riguarda.
Un papa che si dichiara, per dogma, infallibile, quando parla ex cathedra (e, paradossalmente, alla sapienza l'equivoco avrebbe potuto innestarsi) non è figura con cui, come alcuni hanno detto, rispettando il protocollo che addirittura impone il bacio dell'anello, si possa dialogare. E ricordiamo che il dogma dell'infallibilità papale viene proclamato da pio IX, alla vigilia dell'esproprio del suo stato da parte del nuovo stato italiano.
Ci sono nel mondo molti capi religiosi, ma nessuno così potente come il vescovo di roma e forse il motivo risiede nel fatto che i papi si sono fatti eredi dell'universalismo del diritto romano. Il vangelo non c'entra molto. Del resto lo studio, direi democratico, dei testi sacri non è mai stato una preoccupazione della chiesa cattolica, perché anzi è stato una delle cause di separazione di altri cristiani.
Oggi credo che il papa riceva più danno da chi lo adula che da chi, pur rispettandolo quando, molto frequentemente, esprime il suo pensiero attraverso i preti, la gerarchia ecclesiastica e gli organi di stampa, vede la sua presenza inopportuna, nel giorno stesso molto simbolico dell'inaugurazione dell'anno accademico, in una sede universitaria. Agli occhi di chi, possibilmente con umiltà, sicuramente con fatica, è in cammino nel labirinto della conoscenza, l'immagine del vescovo di roma riceve discredito maggiore da un libro dedicato ai bambini ove si "spiega" che il papa indossa scarpe rosse perché rosso è il colore del martirio e san pietro di cui il papa è successore è martire. Chi si fa portatore di verità come può non vedere che non c'è relazione tra la verità e questo tipo d'insegnamenti impartiti all'infanzia? (la notizia sul libro, edito da cantagalli "perché il papa ha le scarpe rosse?" la traggo da un articolo di aldo cazzulo, il corriere della sera, venerdì 31 dicembre 2007)
Piera Mattei
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