Rivista diretta da Piera Mattei --- La rivista pone in primo piano la natura delle cose, la sua indagine, dal punto di vista della scienza, della poesia, della filosofia e dell'arte --- Direttore responsabile: Piera Mattei --- Superstripes Press
mercoledì 11 dicembre 2019
martedì 10 dicembre 2019
Il trittico dell'ingegno Italiano – Leonardo 1519 - 2019
Accademia Nazionale dei Lincei– I Lincei per una nuova didattica nella scuola– Conferenze dedicate a Leonardo nell'ambito delle celebrazioni leonardiane
9 dicembre 2019 Prof. Fabio Frosini – Natura in Leonardo da Vinci
Sintesi dell'incontro
Fabio Frosini, ricercatore in storia della filosofia dell'Università di Urbino,viene introdotto dall' Accademico Prof. Brunori.
La lezione si apre sulla premessa che Leonardo non si separò mai dai suoi manoscritti, che pertanto presentano la libertà e la mancanza di sistematicità di un diario intimo. Tuttavia, nei primi scritti sul tema, Natura è Necessità, che rimanda da un lato al concetto antico di Fato, dall'altro a quello di Provvidenza, nessi collegabili alla tradizione stoica. Sono presenti anche echi di Dante dal Convivio e dal Monarchia nell'attribuzione alla Natura di tre coppie di sostantivi: maestra e nutrice, freno e regola, tema e inventrice.
Il pensiero si sposta, nei taccuini successivi, verso un concetto di Natura come principio teleologico e la terra è immaginata come un grande animale che in definitiva procede in modo razionale. Altri concetti vengono ripresi dalle Metamorfosi di Ovidio, in particolare dal passo relativo a Pitagora che tratta del tempo che tutto trasforma.
Nasce in proposito un quesito dal pubblico: Leonardo può essere visto come un pensatore olistico? Addirittura un precursore della fisica quantistica?
La risposta di Fabio Frosini in proposito è negativa e tuttavia dichiara che la domanda sarebbe più correttamente rivolta a un filosofo della scienza. A un secondo quesito: perché Leonardo non trova posto nell'insegnamento della storia della filosofia, Frosini risponde che questo deriva proprio dalla forma che Leonardo ha dato ai suoi scritti, che contrastano con la sistematicità con la quale la storia della filosofia è solita confrontarsi.

Nella foto: il prof. Brunori, al termine della conferenza, riconosce nel pubblico un suo più giovane collega dell'Università di Camerino degli anni '70-'80, Il prof. Antonio Bianconi.
lunedì 9 dicembre 2019
Breve cronaca della presenza di Gattomerlino a PLPL di Piera Mattei
Eccole le due infaticabili collaboratrici, presenze positive, discrete, anche allegre! Sono, da sinistra a destra, Arianna Di Pietro e Marianna Musolino.
Il libro che Arianna ha in mano è l'ultima uscita nella serie Prose e Racconti. Si tratta di "La giovane yazida" romanzo del russo Dmitrij Streshnev, tradotto in collaborazione con Irina Dvizova. Quel romanzo, uscito proprio alla fine di novembre non ha potuto avere ancora una presentazione, ma ha avuto comunque una buona accoglienza. Molto apprezzata la copertina realizzata da Mara Tipetei.
Sulla parete in fondo si nota anche la copertina di "Diario di un pazzo" , altra uscita recentissima, che non ha avuto presentazione, ma ugualmente ha riscosso notevole gradimento.
Come sempre alle fiere, piuttosto apprezzati i libri della serie Azzurra, per ragazzi, che sono sul tavolo, a destra di chi guarda, fuori della foto. Tra questi l'importante novità "La conchiglia magica" di Maria Sozzani, libro che è stato presentato, con un dialogo tra l'autrice, Piera Mattei, il traduttore dall'inglese in italiano, Matteo Campagnoli e, ovviamente, il pubblico, il giorno 5 dicembre.
Il giorno 7 è stata la volta di "Cina: le radici profonde" dei fratelli Fidanza, libro che ha avuto due presentatori prestigiosi come Federico Masini, Professore ordinario di lingua e letteratura cinese e Preside della facoltà di Studi Orientali dell'università "La Sapienza" di Roma, e Maria Novella Rossi, sinologa e giornalista di TG2.
Domenica 8, introdotti dalla loro editrice, si sono presentati e hanno letto le loro poesie, Alessandro Romanello, Paola Silvia Dolci e Flavia Cidonio.
Un'edizione positiva dal punto di vista dei contatti, degli incontri. Abbiamo distribuito centinaia di cataloghi che dovrebbero accendere la curiosità di un certo tipo di lettori.
Piera Mattei ha anche partecipato alla presentazione di "All'ombra della collina dei galli" romanzo del lettone Osvalds Zebris, pubblicato da Mimesis. Anche lei veramente infaticabile! Anzi, no, affaticatissima, dopo cinque giorni allo stand con orario di dieci ore consecutive!
Al prossimo anno!
domenica 1 dicembre 2019
Cronache cinematografiche di Piera Mattei
Due film molto interessanti nella stagione Autunno 2019
JOKER con Joaquin Phoenix, regia di Todd Phillips
Forse non si può parlare di questo film, prescindendo, come
pure vorremmo, da tutte le polemiche che ha suscitato soprattutto in America la
sua uscita e successivamente l'assegnazione del Leone d'oro a Venezia 2019.
Joker è un
noto personaggio della DC Comics, l'antagonista di Batman. La sua maschera è
quella del Jolly col sorriso disegnato sul volto, ma il suo è un sorriso
crudele o malato, infatti Joker è crudele o malato. Ma se il suo personaggio
negativo vive e agisce dagli anni '40 dello scorso secolo, quando è stato
creato da Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson, perché solo ora desta così numerose
perplessità e contestazioni?
La risposta è nelle
caratteristiche formali e narrative del film, paradossalmente proprio la
sceneggiatura perfetta di Todd Phillips e Scott Silver, l'ottima regia di Todd
Phillips – che evidentemente ha creduto fin dagli inizi nel progetto, dato che
ne è anche il produttore–
e un'interpretazione eccezionale di Joaquin Phoenix portano a una forte identificazione e tendono a spostare l'empatia dello spettatore tutta dalla parte del Joker, che è presentato come una vittima, quasi giustificando così la sua mutazione in carnefice.
e un'interpretazione eccezionale di Joaquin Phoenix portano a una forte identificazione e tendono a spostare l'empatia dello spettatore tutta dalla parte del Joker, che è presentato come una vittima, quasi giustificando così la sua mutazione in carnefice.
Del film vogliamo accennare alla trama solo per sommi capi perché
i colpi di scena non mancano e non intendiamo rivelarli, non intendiamo
guastare la sorpresa, come si dice con un brutto termine in voga e come altri
non necessario alla comprensione del concetto, non vogliamo fare spoiling.
Nella buia e sudicia città di Gotham, Arthur Fleck, che
chiederà solo sul finale di essere chiamato Joker, è dunque un povero cristo,
un uomo magro, di età indefinibile perché il volto è scavato sotto i capelli
che scendono fino alle spalle, come in un adolescente. Soffre di una sindrome
che lo porta a una risata compulsiva, soprattutto nei momenti di stress, di
questo si scusa, in una delle prime scene, mostrando a quelli seduti accanto a
lui su un autobus, il biglietto che spiega il suo disagio. Arthur guadagna
pochi soldi facendo il clown, pubblicizzando svendite o facendo ridere i
bambini nei ricoveri ospedalieri. Vive con una madre malata e bisognosa di
cure, che accudisce amorosamente, ma lui a sua volta ha bisogno. Ha bisogno di
aiuto psichiatrico e di medicinali che lo sostengano. In una tremenda giornata
riceve la notizia che, per realizzare risparmi sul bilancio pubblico, verrà
chiuso il centro d'igiene mentale, dove pure incontrava una psichiatra disposta
ad ascoltarlo e a prescrivergli le pillole necessarie. Arthur non ha avuto una
sola ora che non fosse triste nella sua vita. Nella sua giornata, lo aveva
confessato alla sua psichiatra, ha "solo pensieri negativi". Era
stato assalito da un gruppo di teppistelli che lo avevano massacrato di botte,
un "amico" gli aveva già fornito una pistola, che lui con
esitazione aveva accettato, come arma di
difesa. Ormai quella pistola è nelle sue
tasche e darà inizio a una serie di eventi sui quali il protagonista sembra
aver perso il controllo.
Infatti dal possesso della pistola ha inizio la rapida
evoluzione del povero cristo in mostro assassino. Mi è rimasta particolarmente
impressa la scena, girata in soggettiva, quando Artthur che sta cantando e
ballando con i bambini di una clinica pediatrica, vede la pistola cadergli a
terra. Quella è la scena che segna un drastico e tragico cambiamento della sua
personalità da vittima in carnefice. E tuttavia noi, per il modo con cui il
protagonista si muove sulla scena, per il fascino che tuttavia emana, siamo
ancora indotti a vederlo come una vittima. E forse siamo indotti a vederlo come
l'iniziatore di una giusta protesta anche quando la sua farneticante rabbia
coinvolge le masse di Gotham? Saremo guidati a giudicare che se lui è
rapidamente mutato è colpa degli altri? Di quelli che sembrano normali? Della
società che non provvede agli ultimi?
L'effetto contagio che produce il personaggio nel racconto
di Todd Phillips e Scott Silver rimanda subito, fuori di finzione, alla
violenza esplosiva e, apparentemente almeno, gratuita, diventata negli ultimi
decenni un'emergenza, proprio partendo dagli Stati Uniti dove il film è stato
prodotto.
Quando il film era ancora in lavorazione hanno chiesto a
Todd Phillips che genere di film stava maturando sul personaggio di Joker e, se
ben ricordo, la sua risposta è stata: "un film tragico".
Ma la perplessità circa il messaggio che il film invia,
indica che non si produce, a conclusione della visione, nonostante la scritta
"Fine", l'effetto catartico, quel piacere che nel racconto tragico
dovrebbe portare lo spettatore a liberarsi delle passioni rappresentate. Proprio il finale che è la parte meno
convincente del film, ha causato al film, da parte di alcuni, una risposta
diffidente, ma forse anche quella curiosità e quel dibattito che fa di un film
che ha vinto il Leone d'oro a Venezia, anche un successo commerciale.
THE RIDER il sogno di un cowboy,
di Chloé Zhao con
Brandy Jandreau
Possiamo considerarlo
un film americano, anche se molto particolare perché girato all'interno di una
riserva indiana e la sua autrice (sceneggiatrice, regista e produttrice) è
Chloé Zhao, cinese nata e cresciuta a Pechino, prima di trasferirsi a studiare in
Occidente. Zhao è un'artista davvero molto originale e coraggiosa, una che
scommette tutto sulle sue scelte. Il suo primo film lo gira in una riserva
indiana del Sud Dakota, dove incontra Brandy Jandreau, nativo Sioux, domatore
di cavalli e campione di rodeo. Rimane così affascinata dalla sua presenza da
decidere di fare un film con lui. A questo punto del loro progetto s'inserisce
un evento drammatico, Brandy, durante un rodeo viene disarcionato dalla
cavalla, che poi lo travolge sfondandogli
il cranio e lasciandolo per più giorni in stato di coma. Si risveglia
con una placca metallica inserita nella testa.
Torna dalla famiglia, un padre e una sorella minore in una casa mobile
nella riserva Lakota di Nativi Sioux.
Chloé Zhao vede sfumare i suoi progetti, ma quando, dopo
qualche tempo viene a sapere che Brandy, continua a domare cavalli e a
cavalcarli, pensa che questa passione e la vera storia di Brandy saranno il
film che dovevano fare.
A questo punto lo spazio della riserva e l'intera famiglia
di Brandy sono inclusi nella storia e nel cast. Ognuno reciterà, attenendosi a
una sceneggiatura rigorosa, il proprio personaggio.
Ne risulta una straordinaria commistione di invenzione e
realtà documentaria. Brandy Jandreau, complessione stranamente chiara per un
Sioux, sguardo intenso ma come rapito in una sua intima serenità sotto gli alti
zigomi, è quasi sempre sulla scena. Accarezza, cavalca cavalli, risponde calmo
ai capricci della sorella, si adatta a lavorare in supermercato. Non sappiamo se interpreterà altri film. In
questo è straordinario.
Il contesto umano della storia è per lo più maschile. Le
donne si affacciano soltanto, consigliando saggezza e moderazione, forse anche
rassegnazione. Particolarmente convincente la prestazione della sorella minore
di Brandy, non ancora donna, affetta da sindrome di Asperger. Bravi anche e
splendidamente diretti i personaggi secondari.
Ma la grande poesia del film non è soltanto nei personaggi,
molto è dovuto alla fotografia quasi onirica, eppure, come dicevamo anche
documentaria di Joshua James Richards, che indugia talvolta sul paesaggio o sul
dettaglio, senza mai voler additare, quasi carezzando l'immagine. Infine la
capacità di Brandy di toccare e ammansire i cavalli ha permesso alla macchina
da presa di avvicinarsi molto agli animali realizzando dei loro musi e dei loro
sguardi dei primi piani straordinari.
Chloé Zhao, che ha oggi 37 anni, dimostra in questo suo secondo lungometraggio
un'eccezionale intelligenza, ma insieme,
senza ostentare il politically correct, la capacità di dare vita dignità e
bellezza a luoghi e realtà dell'America
non spesso visitati dalle cineprese. Non mancheremo di seguirla nelle prossime
prove.
lunedì 25 novembre 2019
Una bella serata a Gattomerlino Spazio di Piera Mattei
Potevamo desiderare un pubblico più numeroso, ma infine è andata molto bene così. Ci siamo deliziati.
Una serata immaginata e organizzata da Fernando e Luca Fidanza, Alessandro Romanello e Flavia Cidonio.
Loro sono quattro autori Gattomerlino e tutti e quattro vivono a Roma. Sì, in questo 2019 tra gli autori pubblicati c'è stato un buon numero di residenti in città e questo è un primo fatto eccezionale nelle nostre edizioni. Fatto che se poi si coniuga con la passione per la musica e la chitarra può dare luogo a una serata particolare e calda, come questa, dove Fernando ha portato poesie musicate sue e di Luca, ma anche di Alessandro e di Flavia.
Fernando non soltanto compone, suona la sua chitarra e canta. Ma non era lui da solo. Lo accompagnavano al piano elettrico un bravissimo Carlo Ferro e alla seconda chitarra un Alessandro Romanello, dalle agili mani e dalla grande inventiva musicale. Era gradevolissimo ascoltarli, ma facevano anche sorridere quei due gomiti, quello di Fernando e quello di Alessandro, che nell'esecuzione quasi si sfioravano, perché uno è destro e l'altro mancino.
Mi ero sistemata sul fondo della saletta e potevo vedere davanti a me teste che ondeggiavano e piedi che si muovevano a tempo, insomma il pubblico non era davanti alla musica, era entrato nell'onda sonora.
Ancora grazie a tutti a chi ha suonato a chi ha dato il suo contributo con la presenza e l'ascolto partecipe!
giovedì 14 novembre 2019
Cosa rende attuale la lettura di " La giovane yazida" di Dmitrij Streshnev di PIERA MATTEI
Il libro è ambientato
in Siria all'inizio degli anni 90 e, anche non trattando mai di esplicitamente
di politica sfiora o implica una quantità di fatti e vicende storiche e
politiche, ancora attuali.
Esemplifico quanto ho appena detto:
il libro si apre a
Damasco, su una telefonata che chiude una storia d'amore clandestina. Un amico
s'incarica di consolare il protagonista. Così lui prende la sua macchina (quell'amatissima
Volvo infinite volte citata in questo romanzo) e si avvia all'appuntamento con
l'amico passando attraverso il quartiere di Mezze.
Mezze? Proprio
oggi si parla del quartiere di Mezze, a Damasco, per l'attacco mirato israeliano
a un capo della milizia palestinese.
Continuiamo. I due amici, dal progetto di fare un bel bagno
arabo, alle terme passano al progetto di una bevuta. Ma, almeno uno dei due,
esagera davvero. E questo è gravissimo. Infatti una legge stabilita nel 1985 da Gorbaciov prevedeva pene severissime
per chi si mostrasse ubriaco in pubblico o negli ambienti di lavoro. Senza un
riferimento a quella legge non sarebbe comprensibile la reazione di fuga del
protagonista.
Il nostro protagonista, quindi, a questo punto poco
eroicamente fugge... architettando il piano di una finta missione nel nord est
del paese. Luogo allora "alla fine del mondo", praticamente
disabitato e non certo al centro di una contesa, come avviene oggi.
Durante il viaggio il protagonista si ferma a Palmira, luogo dove, nel racconto
situato agli inizi degli anni '90, ci si può fermare di notte a contemplare le
torri e il tempio di Bel. Ma quella stessa Palmira in anni recenti è purtroppo
salita alle cronache per l'uccisione del protettore del sito archeologico Kaled
al Assad.
Durante il viaggio il protagonista incontra anche mostruosamente
all'opera la pompe dei pozzi di petrolio.
Soprattutto si parla dell'inaugurazione del campo profughi di Al-Hol, costruito con
cinquecento tende ma quasi vuoto. Lì nel romanzo viene accolta una famiglia curda-yazida.
Quel campo è lo stesso dove oggi i curdi accolgono le famiglie dell'Isis.
Nell'ultima parte del
romanzo l'incontro non bellicoso tra un russo e un americano è comunque
emblematico di quale realmente siano le forze in campo in quella regione.
Il libro è intitolato alla giovane yazida che diventa la
silenziosa e misteriosa compagna di viaggio del protagonista. Questi avrà nel
sogno –in questa religione è grande l'importanza data ai sogni– un incontro con l'Angelo Pavone, che è al centro del culto yazida.
Anche gli yazidi sono apparsi nelle cronache per gravissime violenze
subite da parte dei combattenti dell'Isis. Alla giovane yazida Nadia Murad è stato conferito il premio
Nobel per la pace 2018.
Per completare il
quadro: l'incontro che proponeva un'anticipazione del libro, durante il quale questi concetti sono stati illustrati e ampliati, aveva luogo presso Gattomerlino Spazio di Mercoledì, giorno
sacro allo yazidismo.
Foto della copertina con disegno acquerellato di Mara Tipetei
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