giovedì 31 ottobre 2013

XV Encuentro de poetas del mundo latino – Aguascalientes, Mexico, 7-10 novembre 2013






Dal 7 al 10 novembre 2013 a Aguascalientes, Mexico, si terrà il XV Incontro di poeti del Mondo Latino.

Con l'espressione Mundo Latino s'intende tutto l'universo linguistico delle lingue neolatine, non l'America ispanofona soltanto, come da uso invalso negli ultimi decenni. Dando tuttavia uno sguardo al manifesto che verrà esposto ad Aguascalientes, i poeti che hanno aderito all'invito sono per lo più ispano-americani, una poeta giungerà dal Canada. Dall'Europa giungono tre poeti spagnoli, tra cui uno dei due premiati, Joan Margarit, catalano. L'altro poeta premiato sarà José Emilio Pacheco, messicano.


Io ci sarò, dall'Italia.  Mi attendo di registrare esperienze positive e di fare poetici incontri.

Prima del festival a Aguascalientes sono previste letture di poesia a Mexico DF, presso il Palacio de Bellas Artes (domenica 3 novembre) e presso l'Universidad Nacional Autonoma de México (martedì 5 novembre).

Nel manifesto, il ritratto dei poeti presenti. Al centro il ritratto dei poeti premiati. La maggior parte delle foto sono firmate dal fotografo messicano di origini italiane, Borzelli

mercoledì 23 ottobre 2013

Alessandro Centinaro – Il ragazzo che volò dal ponte








Alessandro Centinaro pubblica il suo omaggio al figlio Giorgio








martedì 22 ottobre 2013

Tempi d’Europa antologia poetica internazionale a cura di Lino Angiuli e Milica Mariancovic prefazione di Amedeo Anelli




Conoscendo il temperamento ironico di Lino Angiuli potrebbe venire il dubbio che questo titolo non disdegni una nota beffarda.
Tempi d’Europa con i tempi che corrono? Con la moneta unica che attira i piccoli ma che sembra non voler trattenere i negligenti stati mediterranei, non a tutti i costi, almeno?

Eppure, sì, un’antologia di poesie nelle varie lingue d’Europa di questi tempi ha ancora più senso. Proprio nella varietà delle culture e degli idiomi di questa frastagliatissima penisola dell’Eurasia possiamo riconoscerci e sentire che ci sono legami forti e connessioni storiche a  volte insospettabili.
Diversità ma anche tendenza ad assimilare: non possiamo ignorare che alcune di queste lingue europee hanno poi fagocitato, storicamente, attraverso la conquista delle armi, del capitale ma anche della cultura, le lingue varie, frazionate, di interi continenti, non solo delle Americhe.

Il tema di questa raccolta che traduce in italiano poesie da idiomi diversissimi, ponendo sulla pagina a fronte i caratteri della scrittura originaria,  è quello delle stagioni.
Così, finalmente, non di antagonismi si tratta, ma di quella ciclica vita che tutto comprende, animali e piante, dentro e oltre i confini del nostro continente.

PIERA MATTEI

Immagini da:http://it.wikipedia.org/wiki/Europa

sabato 12 ottobre 2013

Conversazione con Opus Lapidus di Piera Mattei


 


(l’amore e la famiglia, le esperienze lavorative e culturali, le letture, la religione, la partenza)

Incontro Dan Opus Lapidus (Danut Dogaru), in un bar del quartiere romano di San Lorenzo, un quartiere proletario ormai ampiamente colonizzato dagli studenti della vicina Università La Sapienza.
Dan è alla vigilia del suo definitivo trasferimento in Germania. Il guadagno di una giornata di lavoro non qualificato, mi dice, è lì mediamente inferiore, ma tutto, nella piccola storica città dove andrà a vivere, sembra più sicuro, e la vita costa la metà che a Roma. Lo raggiungerà presto dalla Romania la moglie. I figli restano a Focsani dove hanno la casa. Focsani si trova a circa 200 km da Bucarest dove studiano e lavorano. Il maggiore sta prendendo un dottorato in Filosofia comparata. La figlia studia lingue, italiano e arabo, ma l’italiano sarà una passeggiata per lei perché è molto brava. Inoltre tutti e due i figli di Danut hanno fatto le scuole, per dieci anni, qui a Roma.

Sono le sette della sera quando c’incontriamo. Quando ci salutiamo sono quasi le dieci. Danut è un ottimo parlatore. Lo interrompo di tanto in tanto con alcune domande, ma non ha certo bisogno di stimoli. Il discorso spazia dalla sua storia personale ai libri che legge, al suo atteggiamento nei confronti della religione, delle religioni anzi, a riferimenti polemici che riguardano la storia recente dell’Italia.

“Ricominciare a quarantasette anni, dopo quattordici anni trascorsi in Italia. Ricominciare a parlare una lingua straniera… Sono stato lì,  in Germania, quindici giorni e tutto quanto ho imparato sono quindici parole. È cinese per me. Quando sono arrivato in Italia è stato più facile. L’Italia è più prossima linguisticamente e culturalmente. Pochi giorni fa, quando sono rientrato dal mio primo viaggio, a Bressanone sono sceso dalla macchina, sono entrato in un bar ho chiesto un caffè. Mi sembrava di tornare a parlare la mia lingua.

Sono nato in Romania, una piccola città che appunto si chiama Roman. Sorge su un castrum fondato da Traiano 1900 anni fa.

[Parla di Traiano come il più crudele dei tiranni. Si meraviglia molto quando gli dico che Dante, , nel Purgatorio della sua Commedia, lo propone tra gli esempi di clemenza. Non proseguo, non gli dico che per Dante l’anima di quell’imperatore risplende addirittura lucentissima in Paradiso, nell’occhio dell’aquila. Medito sulla complessità delle distanze culturali, sulle diverse prospettive storiche]

“Venne da conquistatore su un popolo che credeva primitivo e disorganizzato militarmente, e tuttavia solo dopo due tremende sconfitte riuscì a impadronirsi di quelle terre.
Contribuì così all’etnogenesi dei rumeni. Per quanto, certo non so quanto di sangue romano ci fosse in quei legionari che venivano da tutte le parti dell’Impero”.

 [Gli chiedo se posso fargli una foto da mettere nel libro]

“La foto ce l’ho già!”

[me la dà tutta arrotolata come un papiro, come già faceva con le sue poesie].

“È una foto di tre anni fa, quando ho cominciato ad aderire al Buddismo e a scrivere poesie.
Ho la barba e sembro più vecchio di quanto non sia adesso. Forse sto ringiovanendo.”

[Guardo la foto e lo guardo, ha ragione!]

“Sono circa 50.000 i buddisti romani, e il 90% aderisce a una scuola giapponese. Mi hanno battezzato da bambino nella chiesa cattolica romana– noi aggiungiamo questo secondo aggettivo, romana– ma sono un cristiano riluttante e forse anche un buddista riluttante.  Sono stato sempre un libero pensatore. Un buddista non prega, recita. Così io, cristiano-buddista, al mattino recito le preghiere, le cinque preghiere della mia tradizione cattolica, una dietro l’altra come un mantra.
Quando poi nella mia vita ha fatto irruzione il Trattato di ateologia di Michel Onfray  tutto si è ulteriormente complicato. In molte cose lui ha  ragione, i suoi libri mi convincono. Forse quindi sono anche un ateo.
In realtà mi dispiace di non essere un prete, passerei il tempo a celebrare i riti e cantare.

Non voglio essere frainteso: amo la mia famiglia. Mia moglie che chiamo la foca, perché dovresti vederla, proprio somiglia a una foca. Le foche riescono a comandare e poi, tra splendore e buffo [dice proprio così] ti fanno un po’ divertire.
Amo i miei figli. La piccola che ora a venti anni ed è bravissima, ha vinto le olimpiadi di lingua italiana. Ora, potresti crederlo? è andata a innamorarsi di un poliziotto di primo livello. La foca dice di stare tranquillo che le passerà. I padri crescono le figlie con tanto amore e poi viene uno qualunque, un estraneo, e se le porta via!
Mio figlio, 24 anni, brillantemente laureato, come quasi tutti i laureati di Bucarest lavora in un call center. È  pagato abbastanza bene perché è un call center ricco, in quanto risponde alle stupide domande di quelli che giocano al casinò.

A proposito di amore voglio raccontarti un episodio. Era inverno e avevo lavorato fino a tardi. Faceva freddo – anche a Roma fa freddo – forse eravamo a zero gradi. Come un disperato mi sono comprato una birra e mi sono messo a berla seduto sul gradino del marciapiedi, proprio qui accanto, in piazza dei Sanniti. Sopra di me si apre una finestra e alcune ragazze, potevano essere studentesse in vena di scherzare, mi chiamano:
“Signore, scusi, stiamo facendo un’indagine di mercato, vuole rispondere, per favore? Secondo lei, l’amore è eterno?” Io lì, miseramente seduto sul gradino con la mia birra in mano, ho risposto ”Non ne sarei sicuro, ma il lavoro, sì, è eterno!”

Quanti dicono che i quattordici anni che ho trascorso a Roma, non sono poi tanti sono superficiali. Vorrei veramente il parere di una persona che è stata fuori del suo paese per un periodo altrettanto lungo. Quattordici anni non si possono cancellare.


Ho cominciato a scrivere nel 2010, appunto quando mi sono anche rivolto al buddismo e ho cominciato a leggere poeti orientali. Ero un po’esaurito. Mia moglie era tornata in Romania con i figli. Del resto, non so se è un’immagine poco originale, se qualcun altro lo ha già detto, ma sento di essere come una candela che brucia lo stoppino da tutte e due le estremità. La sensibilità è un difetto. Distrugge. Così ho cominciato a scrivere le mie cose ingenue, le mie poesie. Del resto so di non essere un uomo di lettere, sono un tecnico.

In Romania la mia qualifica è quella di ingegnere agrario, che è anche la qualifica di mia moglie. Quando mi sono laureato, nel 1990, c’era appena stata la Caduta del Muro. Dal 1990 al 1994 ho fatto ricerca agraria, ho seguito corsi di genetica animale sperimentando incroci con tre differenti razze di mucche. A ventisei anni dirigevo 40 persone.
Nel 1994 sono stato trasferito alla carica d’ispettore della Banca Agricola. Facevo analisi dei crediti per quella banca, cioè, da esperto del settore, controllavo se il piano d’investimento del prestito richiesto era ben strutturato e sarebbe stato produttivo. Sono rimasto in quella carica per cinque anni, quando la Banca Agricola è fallita ed è stata acquistata dalla Raiffeisen Bank austriaca.

Sarebbe legittimo chiedersi perché non ho continuato nella mia attività, anche una volta giunto a Roma. Ma nel Lazio non c’è ricerca agricola. Invece c’era richiesta di manodopera nell’edilizia e, dato che sono molto pigro, alla cucchiara [dice così, col termine usato dai muratori romani] ho preferito il pennello. Con questo lavoro ho potuto comprare una casa che ho intestato ai figli e una bellissima Mercedes – che però ormai ha dieci anni – di cui è proprietaria mia moglie. Niente del genere potevo permettermi prima, col mio lavoro in Romania. A meno che non avessi accettato le bustarelle che mi proponevano i richiedenti prestiti, per avere una relazione positiva.

Io però non sono venuto qui per restare, per morire qui, come tanti che non hanno nulla. Sono venuto per fare esperienza.

Quanto al nome con cui mi firmo: il nome con cui mi hanno battezzato, Danut, Daniele, è molto bello, ma non l’ho scelto io. Quindi per firmare le mie poesie ne ho scelto uno nuovo: Lapidus.

Di Daniele mi dice che era nell’esercito di Nerone e molto amato dall’imperatore. Che gli invidiosi lo denunciano come cristiano, che Nerone lo fa gettare in una fossa con i leoni, ma i leoni videro intorno a lui un’aura divina e non osarono toccarlo.”

[Qui davvero mi meraviglio ma non gli chiedo da dove gli venga questa riedizione cristiana dell’episodio biblico. Il racconto di Daniele, che ha come coprotagonista Dario, re dei persiani nel secolo ottavo a. C. , l’ha trasportato ai tempi di Nerone, imperatore romano, nel primo secolo d.C.
Lo registro come riferimento ostinato, e polemica ancora viva verso il mondo della Roma Imperiale]

“Il nome Lapidus l’avevo incontrato a Parigi nel 1993, quando ero andato a seguire lì dei corsi di genetica animale. L’ho letto su una vetrina di gioielli. I Lapidus sono grandi gioiellieri parigini, ma di origine romana. Non che mi piaccia l’oro, ma quel nome mi è rimasto dentro fino al 2010, quando l’ho scelto per il suono e il significato. Ho anche elaborato una firma in cui si può leggere il mio cognome al rovescio [sì, certo, l’avevo notato. Firma ciascuno dei fogli su cui scrive le sue poesie, come fossero quadri].

È  tardi, ci salutiamo. Auguro a lui un buon viaggio e una buona fortuna nella città in cui andrà a vivere. Ma già me ne parla con simpatia per l’uso intensivo delle biciclette, per il verde, per la cura che ogni proprietario direttamente (senza fare ricorso a extracomunitari o stranieri) riserva al suo giardino privato, abitudini tutte che approva.

Saluto quest’uomo gentile, curioso, versatile, insieme umile e orgoglioso.
Ho nella borsa uno dei foglietti che mi lasciava in dono quando veniva a lavorare da noi. Lì, sul retro di una poesia, mi aveva abbozzato – ancora una volta in versi – una sorta di breve autopresentazione del suo stile:
Lo stile lapidico, cupo e
                     malinconico
non è unico come sentiero
via, originale per la tristezza
                             trasmessa

nascita e morte, cose consuete
ma dimenticate da qualche
             frenesia quotidiana
debbono essere rilevate
                    ripetutamente
perché Lapidus ha una
sola promessa (utopica)
afferrare l’inafferrabile

Anticipazione edizioni Gattomerlino

dal volume “Il mio letto ha tre gambe”

di Dan Opus Lapidus






martedì 17 settembre 2013

La Cina verso lo spazio di Claudio Marcelli





Sto guardando la televisione cinese e anche se non riesco a capire le parole, non mi è difficile percepire il profondo senso di orgoglio nelle parole dei tre astronauti Zhang Xiaoguang, Nie Haisheng e Wang Yaping. 
Siamo solo qualche ora prima del loro ritorno a terra in una base della Mongolia interna alla fine della missione Shenzou X, dopo 15 giorni passati nello spazio. L’orgoglio nazionale è al massimo, i giornali sono pieni delle immagini di questi tre ragazzi (due uomini e una donna) che con questo volo avvicinano la Cina al sogno di una stazione spaziale orbitante intorno alla terra prima del 2020.

Ancora ho viva nella memoria la sera del 21 luglio 1969 quando bambino alla radio ascoltavo la voce di Tito Stagno raccontare i minuti che precedevano quei memorabili passi sulla Luna. In quegli anni tanti bambini della mia generazione insieme a me hanno sognato di diventare astronauti.
Lentamente, ma continuamente, anno dopo anno, lo scenario è cambiato. I voli successivi hanno reso lo spazio qualcosa di ordinario, poi la riduzione dei finanziamenti alle agenzie spaziali ha fatto il resto. L’interesse e la passione per l’esplorazione spaziale è scemata fin quasi a farla passare di moda. Tuttavia negli ultimi anni l’interesse per Marte e per un possibile viaggio sul pianeta rosso è tornato a riempire le pagine dei giornali e soprattutto del web.

Tra le pagine più visitate sicuramente quelle del progetto Mars one (http://mars-one.com), un’iniziativa privata che intende stabilire una colonia permanente su Marte dopo l’invio di un satellite artificiale per le telecomunicazioni nel 2016. I costi per mandare i primi quattro astronauti su Marte saranno circa 5 miliardi di euro. L’idea è quella di aprire una colonia permanente a partire dal 2023 grazie all’aiuto di sponsor e investitori, nell’ambito di un progetto che sarà un vero e proprio reality show in cui i prescelti saranno votati dal pubblico. Gli astronauti saranno, infatti, quattro “fortunati” scelti tra i 40 volontari che si faranno filmare 24 ore su 24 per tutta la durata dell’addestramento e poi durante la missione. Questa missione di colonizzazione è basata su un viaggio di sola andata e non è previsto alcun mezzo per tornare sulla terra, e tuttavia, dopo poco più di un mese dall’apertura del sito Mars one, sono già migliaia coloro che hanno lasciato un messaggio video per essere scelti a partecipare a un addestramento che dopo otto anni li dovrebbe portare a vivere su Marte il resto della propria vita. Molte tra le migliaia di candidature inviate a Mars one provengono dalla Cina. 
Qual è lo scopo di questa potenziale colonizzazione di Marte? Siamo forse all’alba di una nuova conquista? Difficile capirlo adesso, e dunque una riflessione su questo nuovo interesse verso lo spazio è necessaria.  
  
Nel 2009 e nel 2010 alcune stime indicano che sono stati investiti nello spazio circa 65 miliardi di dollari. Tutti i Paesi del G20 investono in programmi spaziali ma la maggior parte dei finanziamenti proviene dai paesi del G7 e del BRIC. 
Perché tutti investono nello spazio?

Lo spazio è sicuramente un motore indispensabile alla crescita economica. A parte le evidenti ricadute industriali, molti sono gli ambiti che hanno benefici dallo sviluppo delle tecnologie spaziali: la climatologia, l’ambiente, la medicina, le telecomunicazioni, e ovviamente le applicazioni militari, sicuramente uno delle principali motivazioni dello sviluppo delle tecnologie spaziali e del lancio di vettori orbitali con satelliti. Quasi mille satelliti sono attualmente in orbita con l’obbiettivo di osservare la Terra, al servizio delle telecomunicazioni, della navigazione e del posizionamento, in aggiunta alle missioni delle agenzie spaziali per la ricerca scientifica e l’esplorazione spaziale. Diverse sonde esplorano il sistema solare, tre satelliti sono in orbita attorno a Marte, due attorno a Venere mentre almeno due mezzi di esplorazione sono attivi sulla superficie di Marte. Negli ultimi anni Cina, India, Giappone, Europa e Stati Uniti hanno lanciato ciascuno una sonda spaziale in orbita attorno alla Luna e la Stazione Spaziale Internazionale è abitata e visitata da astronauti e cosmonauti a partire dal 2003.
Ormai più di 50 nazioni partecipano a questa “colonizzazione” e usufruiscono più o meno direttamente di queste tecnologie e delle informazioni che raccolgono i satelliti. In pratica sono 13 i paesi che oltre ad avere una tecnologia “spaziale”,  con propri vettori hanno effettuato lanci da basi situate nel proprio paese. 
L’ultimo paese ad aggiungersi a questa lista ristretta, di cui fa parte dal 1963 anche l’Italia, è stata la Corea del Sud, che pochi mesi fa ha effettuato dal Naro Space Center un lancio spaziale orbitale con un proprio lanciatore: il razzo KSLV-1 (Korea Space Launch Vehicle-1). Così anche la Corea del Sud è finalmente riuscita a mettere in orbita un proprio satellite di test del peso di 100 Kg con una vita operativa prevista di almeno un anno. Anche l'India sta lavorando a un satellite lunare e, per competere in breve tempo con Cina e Giappone, l’agenzia spaziale indiana sta pianificando sia una missione umana in orbita terrestre entro il prossimo anno sia una missione sulla Luna per il 2020. Quest’anno, per sostenere la ricerca sui missili a lunga gittata, anche l’Iran ha messo in orbita a 120 km di altezza un satellite con una scimmia. Dopo la costruzione di un nuovo centro spaziale questo è stato il passo successivo e indispensabile prima di un lancio umano. La missione della scimmia iraniana aggiorna la storia dei voli spaziali con animali iniziata con la cagnetta Laika nel 1957 e proseguita poi con le scimmie americane Gordo (1958) e Sam (1959) e poi con molti altri animali quali gatti, rane, conigli, tartarughe, etc.
La Cina è comunque uno dei paesi che oggi investe di più nello spazio. Il suo programma spaziale iniziato nel 1992 è costato quasi 6.5 miliardi di dollari. Ha superato l’Unione Europea come numero sia di lanci che di satelliti messi in orbita. Perché così tanto interesse per lo spazio in Cina?
Il programma spaziale cinese prevede in futuro, nel 2015, il lancio del nuovo vettore Tiangong-2 una componente indispensabile per la messa in orbita di moduli orbitanti per una stazione spaziale di circa 60 tonnellate che dopo il suo completamento previsto per il 2020, permetterà di ospitare diversi astronauti. Elementi fondamentali di questo progetto sono un nuovo centro spaziale a Hainan e la messa a punto di due razzi di nuova generazione, uno per mettere in orbita i moduli e uno come cargo per i rifornimenti.
La missione Shenzhou-X appena conclusa conferma le capacità spaziali del paese e rinforza la sua strategia spaziale, soprattutto riguardo all’aspetto economico. L’ultima missione appena completata con successo è un segnale di capacità tecnologica, ma anche una rivincita nei confronti di Usa ed Europa, che oltre avere inflitto alla Cina l'embargo sulle armi l’avevano estromessa dalla partecipazione alla Stazione spaziale internazionale a cui lavorano Usa, Canada e l’Agenzia spaziale europea. Queste missioni servono alla Cina non solo a sviluppare quell’expertise fondamentale per gli obiettivi militari richiesti dal suo ruolo di superpotenza, ma anche a conquistare una fetta consistente del mercato spaziale che ora è essenzialmente in mano agli USA, alla Russia e all’Unione Europea. Portare una sonda sulla Luna e far camminare un cinese sulle orme di Armstrong è sicuramente uno dei sogni di molti cinesi, sicuramente un obiettivo di questo paese e in un certo senso un vecchio sogno, sempre più realizzabile e vicino.

Educazione ed etica scientifica in Cina di Claudio Marcelli



Il 2013 è stato sicuramente l’anno più difficile per i laureati cinesi. A maggio il ministero dell’Educazione Cinese ha dichiarato che solo il 30% dei laureati nelle maggiori città cinesi, Pechino, Shanghai e Guangzhou, avevano trovato un lavoro. Questa crescente difficoltà nel mondo del lavoro cinese ha provocato un’importante riduzione dei salari d’ingresso da ~900 $ a ~600 $. L’incremento della popolazione dei laureati che quest’anno ha raggiunto in Cina il ragguardevole numero di quasi sette milioni ha sicuramente contribuito a determinare questo andamento. Tuttavia la percentuale dei laureati rispetto alla popolazione totale Cinese rappresenta meno del 9% (censimento dell’Aprile 2011) e sicuramente la ragione principale di questa difficoltà è legata alla struttura industriale del paese che è fortemente squilibrata.
La ricchezza e l’enorme crescita di questo paese ha infatti origine in una straordinaria produzione industriale,  comunque non ancora sufficientemente bilanciata da offrire opportunità al crescente numero di laureati che escono ogni anno dalle università cinesi. 

Il boom economico cinese ha intensificato gli investimenti nella ricerca e il numero di citazioni delle pubblicazioni delle università cinesi è aumentato più di dieci volte nell’ultimo decennio, tuttavia restando ancora molto basso rispetto ai numeri tipici del sistema occidentale. La Tsinghua o la Peking University, istituzioni pubbliche con almeno 100 anni di storia, raggiungono valori inferiori a dieci citazioni per pubblicazione contro le 15-30 delle migliori università occidentali quali Harward, Princeton, Stanford, Oxford o Cambridge che continuano a rappresentare l’élite nel mondo universitario.

Molte università asiatiche stanno crescendo nelle classifiche mondiali, non ultime le cinesi. Queste classifiche tengono conto di parametri universalmente accettati nell’ambito scientifico, ma l’inclusione di altri parametri tipicamente cinesi come la reputazione, non sempre consente di valutare oggettivamente queste nuove realtà. 

Un altro aspetto fondamentale da considerare è che queste università emergenti non sono in grado di competere con i finanziamenti garantiti alle maggiori università occidentali.
La Cina con le sue 2700 scuole e più di 31 milioni di studenti investe circa il 3.69 % del suo GDP nell’educazione, rappresentando oggi il maggiore sistema di educazione del mondo e anche quello che cresce più rapidamente. È ancora inferiore e strutturalmente debole rispetto al sistema occidentale, ma sicuramente sulla strada giusta. Nell’ultimo decennio almeno venti università cinesi sono entrate nella lista delle 500 maggiori istituzioni del mondo scavalcando alcune università americane. Ma mentre queste ultime spesso possono contare su consistenti finanziamenti privati, tutte le università cinesi sono pubbliche e negli ultimi anni solo un' università privata, l’University of Science and Technology of South, è stata riconosciuta dal sistema educativo cinese. l costi annuali di gestione di un’università cinese corrispondono in termini monetari a  12-13 milioni di euro, che normalizzati al costo  della vita salgono a 40-60 milioni. Importanti investimenti statali sono iniziati già a partire dagli anni ‘90 con incrementi annuali del 20% (fonte Royal Society of London) proprio per costruire un sistema educativo competitivo.

Oggi che la Cina è il secondo paese per numero di pubblicazioni scientifiche è facile riconoscere l’importanza di questo paese nel mondo della ricerca scientifica. Già nel 2001, durante la mia prima visita in Cina per una summer school a Pechino dedicata alle applicazioni con luce di sincrotrone, ebbi chiaramente l’impressione di quanto fosse importante in questo paese il sistema dell’istruzione e della ricerca. Importanti investimenti nelle infrastrutture in importanti settori interdisciplinari e strategici erano già in essere. L’attenzione era già allora rivolta a un’apertura internazionale per attrarre talenti stranieri e mantenere nel paese i migliori studenti e ricercatori, sviluppando una politica etica e stimolando le pubblicazioni su riviste internazionali di alto impatto.

Questi investimenti stanno producendo i primi importanti frutti e quello che oggi osserviamo in Cina è esattamente l’opposto di quanto avviene nei maggiori paesi occidentali dove le difficoltà economiche portano a una continua riduzione dei budget delle università e in generale di tutto il sistema educativo. 


Per maggiori approfondimenti sul tema vedi A. Marcelli, La Cina e le infrastrutture di ricerca: investimenti per la scienza e la società, Mondo Cinese 154, 12-37, 2013