Ieri, 18 giugno, nella Sala Convegni Santa Marta, in piazza del Collegio Romano n.5, si è reso omaggio a Elio Pagliarani, in occasione della traduzione newyorkese di gran parte delle sue poesie ( New York, Agincourt, 2009).
L'autore, presente in prima fila accanto a sua moglie Cetta Petrollo, ha assistito silenzioso, annuendo talvolta con viva partecipazione. Non ha letto lui stesso, con la nota forza sciamanica che Ballerini ed altri gli riconoscono, affidando alla voce di Carla Chiarelli l'interpretazione della sua poesia.
Assente giustificato il Ministro Sandro Bondi, nel ruolo di moderatore Giuseppe Benelli, l'attenzione si è concentrata sui poeti e critici, amici storici, Luigi Ballerini e Walter Pedullà. Ha parlato manifestando una certa emozione, Patrick Rumble, traduttore e curatore della bella edizione americana, di cui è editore lo stesso Luigi Ballerini.
Luigi Ballerini in particolare ha inteso mostrare, con discorso filologico che sfiora la passione investigativa, le intenzioni remote e le stratificazioni di La Ragazza Carla, poemetto fondamentale che si presenta al lettore newyorkese nella nuova traduzione. Gli esiti di tale ricerca Ballerini ha riportato nel libro 4 per Pagliarani – edito da Scritture nel 2008 – che comprende altri tre saggi brevi sull'amico, personaggio di assoluta centralità nella letteratura italiana della seconda metà del secolo scorso.
A incontro concluso ho avvicinato Ballerini per informarlo che vorrei inviargli copia del libro di interventi critici, in uscita per Zone editrice, L'immaginazione critica, in cui figura una recensione al suo Cefalonia. Il libro si riferisce a un noto, tragico evento della seconda guerra mondiale: è quindi poesia ma accende interrogativi che vanno oltre la poesia.
La recensione ho pensato di riportala anche qui di seguito come anticipazione ai lettori di Lucreziana 2008.
Piera Mattei
Rivista diretta da Piera Mattei --- La rivista pone in primo piano la natura delle cose, la sua indagine, dal punto di vista della scienza, della poesia, della filosofia e dell'arte --- Direttore responsabile: Piera Mattei --- Superstripes Press
venerdì 19 giugno 2009
lunedì 8 giugno 2009
Georges de Canino – Rimbaud e l’Altro, io e Rimbaud
Una relazione fisica, cosmica, mentale, corporale, psicologica, astrologica, spirituale, carnale, visionaria, passionale, intellettuale, dolente, emotiva, eroica, relazione che passa tra la mia anima e Rimbaud, la poesia dell’anima e la libertà. La carne, il sangue, il dolore, il corpo di Rimbaud e il mio corpo poetico si disegnano in gioia inesprimibile, si sommano e si scorporano le mie mani. Nascono e si plasmano, lottano le dita colorate dell’arcobaleno, fuoriescono i colori che prendono corpo in forma di lettere e di parole. Scrittura dai colori dell’acqua e del cielo, composti di terra e di fuoco, corpi fisici, corpi astratti, corpi naturali, corpi essenziali, corpi feriti dalla bellezza, si prolungano nelle forme dell’artista. L’artista vede e trasforma con tenacia e forza formidabile le compenetrazioni dell’anima. Chiamiamo arte il mistero che non conosciamo. Conoscenza, rigore, autocoscienza, responsabilità, annullamento, concentrazione, si alternano in abnegazione, nella dura disciplina del lavoro. Ribaltamento della realtà che l’artista esplora e trasforma. L’artista è l’unico punto di prospettiva e di partenza dei diversi linguaggi dell’arte. Quindi l’artista è il vero strumento di rigenerazione del mondo. Non sono le convenzioni, non sono le regole, non sono le leggi del mercato, è la proprietà e l’indipendenza dello strumento e l’autonomia dell’intelligenza che ribaltano e rovesciano costantemente la fissità delle regole e del potere. La cognizione della realtà ci rende consapevoli della nostra energia. L’artista è impegnato a migliorare l’insana aridità degli uomini, a combattere le pigrizie intellettuali, a stravolgere il conformismo delle idee e delle convenzioni; l’artista deve porsi fuori dai recinti e dalle prigioni e dagli inferni in cui le società si alimentano di violenza. Società regolate dai profitti e sfruttamenti, chiudendo le porte all’intelligenza, al progresso, alla libertà libera. Non vi è scampo per il futuro, il poeta è il centro delle mutazioni, primavere della storia e del mondo. Non è possibile, non è accettabile negare la memoria, uscire dalla memoria e dalla storia. Il mondo contemporaneo è intriso , prigioniero, imbavagliato di nuovi massacri collettivi, di disastri politici, dovuti a vecchie e nuove dittature totalitarie. Senza libertà l’arte, la poesia, la scienza, la cultura, la memoria, non hanno futuro. L’arte, la cultura, la scienza rigenerano l’anima più profonda dei popoli, la libertà degli individui e delle nuove generazioni. Auschwitz è il punto di arrivo della fine di una civiltà, una civiltà vecchia e satura di una cultura costituzionalmente saldata dall’odio, dal razzismo, dall’antisemitismo e dalla xenofobia. Modelli politici e religiosi che mantengono società incancrenite dalla disperazione e dalla violenza. I regimi radicati dalla violenza e dall’ingiustizia sono destinati ad essere spazzati via dalla storia. La libertà non è trattabile, non è oggetto di scambio, non è una illusione, non è una merce. La libertà indivisibile dalla giustizia e dalla democrazia può essere l’unico cammino percorribile della storia e del nostro futuro. Come cresce la creazione cresce la libertà. Si sviluppano l’arte, la cultura, la scienza, la poesia, la vita, nella libertà delle idee. La poesia è la rugiada delle nostre emozioni, la linfa dei nostri sentimenti, il fuoco delle nostre passioni e delle idee. La poesia è l’espressione delle nostre preghiere, delle nostre labbra, dei cuori. La poesia è la carezza dell’anima, la poesia è le carezze che non sappiamo dare, per aridità e per nostra infelicità, incapaci di amare. La poesia è il bacio e la tenerezza di una madre e di un padre, poesia è la carezza che i figli danno ai loro vecchi. La morte e la vita sono la linea ininterrotta della poesia, la linea dell’uovo dell’universo.
Un poeta dalla statura di Philippe Soupault che è stato l’autentico ed unico inventore della scrittura automatica, insieme a André Breton astuto e avventuriero, scrissero Les Champs magnétiques, mutando radicalmente metodi e tecniche di scrittura della poesia del XX secolo, ricordo che Philippe Soupault in più occasioni ha manifestato la sua posizione come testimone del mio lavoro di artista, partendo dalla lettera nota come La lettera del veggente, che venne inviata da Rimbaud a Paul Demeny il 15 maggio 1871. Cesare Vivaldi poeta estroverso e critico della generazione degli artisti degli anni ’60 e ‘70 ha avuto il coraggio di leggere nella mia opera la realtà e il miracolo generativo che corrono tra il verbo di Rimbaud e la passione resurrezione laica della mia militanza artistica, nel panorama visivo e figurativo dell’arte e della poesia contemporanea. Due poeti italiani solitari e marginali, radicati a Roma, protagonisti della poesia del ‘900, sia Sandro Penna sia l’altro Giorgio Vigolo, sono stati le sentinelle della mia lotta poetica e artistica, hanno saputo vedere e unificare le linee di una discendenza che si è manifestata nel silenzio di Rimbaud, nella sua ribellione cosmica e poetica, disegnando e completando la mappa di una poesia nuova che ci salverà, sveglierà la coscienza di generazioni di uomini e di donne liberi.
La poesia come la libertà non hanno etichette, la libertà e la poesia sono figlie dell’amore amato, amanti dello stesso amore. La poesia è il gesto segreto quotidiano e politico del riscatto di tutte le lacerazioni sociali e intime.
La poesia è la più alta avventura dell’umanità, dei costruttori di storia, senza poesia è impossibile urlare la libertà.
La poesia è vita e morte, l’arte e la scienza sono le ali della nostra libertà.
Come l’arte, la poesia, la memoria, il teatro, la danza e la musica vivono, le arti si intrecciano nella speranza e nella libertà.
In questo anno del centenario del Manifesto del Futurismo di Marinetti (Parigi, Le Figaro, il 20 febbraio 1909) alcune riflessioni dovrebbero essere fatte adeguatamente con la massima onestà e riscoprire alcuni poeti e artisti che hanno scardinato l’arte e la poesia dalla mummificazione accademica, dal nostalgismo idiota, dalla superficialità di tanta critica becera e convenzionale che fino ad oggi ha imperversato, rendendo giustizia all’arte e alla poesia italiana. Uno fra tutti, tra questi artisti pionieri dell’avanguardia futurista è Francesco Cangiullo (1884-1977), poeta e artista totale, futurista napoletano che scelse Livorno come sua nuova patria ideale, dove visse alcuni decenni della sua lunga vita, dimenticato dal mondo. Geniale autore, convinto prestigiatore della poesia moderna Cangiullo regge e afferma accanto a Guillaume Apollinaire le invenzioni della poesia, della parola futurista e dell’illusione del teatro dell’assurdo e in generale della poesia visiva contemporanea.
Le infinite forme, i colori, le parole, la musica, i nostri gesti trasformano il mondo ogni istante in eternità.
Questa mia lezione-incontro tenuta a Gallarate il 22 maggio 2009 è dedicata ad una donna, un poeta, Alda Merini, poeta dell’innocenza, poeta della libertà.
Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
Alda Merini
Un poeta dalla statura di Philippe Soupault che è stato l’autentico ed unico inventore della scrittura automatica, insieme a André Breton astuto e avventuriero, scrissero Les Champs magnétiques, mutando radicalmente metodi e tecniche di scrittura della poesia del XX secolo, ricordo che Philippe Soupault in più occasioni ha manifestato la sua posizione come testimone del mio lavoro di artista, partendo dalla lettera nota come La lettera del veggente, che venne inviata da Rimbaud a Paul Demeny il 15 maggio 1871. Cesare Vivaldi poeta estroverso e critico della generazione degli artisti degli anni ’60 e ‘70 ha avuto il coraggio di leggere nella mia opera la realtà e il miracolo generativo che corrono tra il verbo di Rimbaud e la passione resurrezione laica della mia militanza artistica, nel panorama visivo e figurativo dell’arte e della poesia contemporanea. Due poeti italiani solitari e marginali, radicati a Roma, protagonisti della poesia del ‘900, sia Sandro Penna sia l’altro Giorgio Vigolo, sono stati le sentinelle della mia lotta poetica e artistica, hanno saputo vedere e unificare le linee di una discendenza che si è manifestata nel silenzio di Rimbaud, nella sua ribellione cosmica e poetica, disegnando e completando la mappa di una poesia nuova che ci salverà, sveglierà la coscienza di generazioni di uomini e di donne liberi.
La poesia come la libertà non hanno etichette, la libertà e la poesia sono figlie dell’amore amato, amanti dello stesso amore. La poesia è il gesto segreto quotidiano e politico del riscatto di tutte le lacerazioni sociali e intime.
La poesia è la più alta avventura dell’umanità, dei costruttori di storia, senza poesia è impossibile urlare la libertà.
La poesia è vita e morte, l’arte e la scienza sono le ali della nostra libertà.
Come l’arte, la poesia, la memoria, il teatro, la danza e la musica vivono, le arti si intrecciano nella speranza e nella libertà.
In questo anno del centenario del Manifesto del Futurismo di Marinetti (Parigi, Le Figaro, il 20 febbraio 1909) alcune riflessioni dovrebbero essere fatte adeguatamente con la massima onestà e riscoprire alcuni poeti e artisti che hanno scardinato l’arte e la poesia dalla mummificazione accademica, dal nostalgismo idiota, dalla superficialità di tanta critica becera e convenzionale che fino ad oggi ha imperversato, rendendo giustizia all’arte e alla poesia italiana. Uno fra tutti, tra questi artisti pionieri dell’avanguardia futurista è Francesco Cangiullo (1884-1977), poeta e artista totale, futurista napoletano che scelse Livorno come sua nuova patria ideale, dove visse alcuni decenni della sua lunga vita, dimenticato dal mondo. Geniale autore, convinto prestigiatore della poesia moderna Cangiullo regge e afferma accanto a Guillaume Apollinaire le invenzioni della poesia, della parola futurista e dell’illusione del teatro dell’assurdo e in generale della poesia visiva contemporanea.
Le infinite forme, i colori, le parole, la musica, i nostri gesti trasformano il mondo ogni istante in eternità.
Questa mia lezione-incontro tenuta a Gallarate il 22 maggio 2009 è dedicata ad una donna, un poeta, Alda Merini, poeta dell’innocenza, poeta della libertà.
Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
Alda Merini
sabato 6 giugno 2009
Due mesi fa il terremoto dell'Aquila

Due mesi fa, nelle ore della notte la terra si è scossa violentemente nel territorio del l'Aquila. Negli ultimi mesi la terra ha tremato in quella zona per più di 7000 volte.
Oggi la gente vorrebbe tornare a vivere nelle case ma insieme ha paura. Quello che dovrebbe essere il riparo, quello che atavicamente è il luogo della sicurezza, per un altro profondo sussulto della terra potrebbe rovinargli addosso.
Questo sentimento d'ansia e allarme, non del tutto infondato del resto, in qualche modo precede le difficoltà economiche, comunque connesse alla ricostruzione.
Noi vorremmo che la gente ci sentisse vicini. Noi torneremo dai nostri amici, a Tempera. Non è facile capire cosa possa essere utile, ma vorremmo sentir parlare la gente del paese, vorremmo sentire dalle loro parole, quali sono oggi i loro sentimenti rispetto ai luoghi che sono stati costretti ad abbandonare.
Gli uomini hanno da sempre convissuto con il terrore della terra che trema. Hanno negli anni trovato il modo di reagire, di ricostruire, di dimenticare il terrore, di cercare di spiegare il fenomeno, per prevenirlo. E' difficile, certo, difficilissimo.
Intanto, come diceva il nostro amico Marco quando siamo andati a Tempera a meno di una settimana dal disastro, bisogna cercare di capire.
Anche Lucrezio nel lontano I secolo a.C. riteneva che la comprensione dei disastrosi fenomeni naturali aiutasse a meglio fronteggiarli.
Siamo andati a ricercare, nel suo sommo poema, i versi che ci riguardano:
Ora ascolta qual causa produca i terremoti.
Anzitutto pensa che la terra, sotto il suolo
così come sopra, è piena ovunque di spelonche ventose,
e racchiude in seno molti laghi e molti stagni
e rocce e massi dirupati, e bisogna ritenere
che molti fiumi nascosti sotto il dorso terrestre
travolgano con violenza le onde e i macigni sommersi.
[…] E dunque per tali congiunzioni nel profondo,
la terra in superficie trema scossa da vaste rovine,
quando il tempo fa crollare enormi caverne sotterranee;
allora cadono intere montagne, e il tremito provocato
dalla violenta scossa di lì si propaga in luoghi lontani.
[…]
Inoltre se il vento, raccolto nelle cavità sotterranee,
prorompe e incalza in un'unica direzione, premendo
con irresistibile forza sulle profonde spelonche, la terra
si piega dove incombe l'impeto del vento.
Allora le abitazioni che sono edificate sul suolo,
e in maggior misura quelle costruite più alte,
pendono recline e minacciano di rovinare verso la medesima parte,
e le travi fuoriescono oblique pronte a cadere.
…
(De rerum natura - Libro VI - 535-560 - traduzione di Luca Canali)
venerdì 22 maggio 2009
“Ascolto. Quale rapporto con la parola?”
Rosa Pierno mi ha inviato delle note d'ascolto ad alcune composizioni del musicista Razzi. Ne ho scelte tre che mi sembra siano prossime alle foto, alle parole che su questa rivista commentano l'evento tragico del terremoto dell'Aquila.
Piera Mattei
Musica N. 5 per violino, viola e violoncello (1970) (*)
Minimo spessore che vibrando s’apre a nuove dimensioni: quelle impossibili da immaginare. L’intensità del suono, pur vibrando, resiste, nello sforzo si acuisce. Pare avanzare e irraggiarsi a ventaglio occupando zone laterali e corde interiori inusitate. Cala e si erge, materia evanescente: di siffatta sostanza s’irrobustisce l’universo. Appena un soffio, un palpitare, un’inconsistenza - foratura - nella durata, celeste materia eppure ventilata, s’apre come bagnata spugna, s’erge come rettile cresta e occupa il plateale ambito. Con lievi passi avanza in siffatte chiare notti, illuminando il nero con stille di polvere sonora. Spento.
OSTINATO 2 per voce su supporto magnetico (1996) (*)
(su testo di Edoardo Sanguineti)
Parole scandiscono il ritmo, marciano, si susseguono senza soluzione di continuità; le lingue roteano sul palato, rullano come tamburi, si ripetono chiudendo il cerchio: “contro” è “sempre contro”. Sillabe si accendono sul proscenio e si spengono prima di raggiungere lo stato di parola. Parole lanciate come strali non sempre colpiscono il bersaglio, mentre tamburi si avvicinano. Spazio coincide con questo apparente offuscamento: distanze che minacciano, ma non pervengono all’obiettivo prefissato. Contro è sempre negazione del tempo. E’ contro il tempo questo brano musicale; è contro la parola “sempre”.
MUSICA PER 2 PIANOFORTI (1983)
Batte, tocca, sotto, a destra, sopra, qui, più in alto, ecco, lo vedo oltre che sentirlo, lo odo oltre che vederlo. Batte e ribatte, rendendomi presente. E’ suono sordo, di intima corda, di rotto sincopare, di piacevole torpore, di godibile sequenza in mirabile occorrenza.
Batte e risponde, tocca e riprende, vibra e si spande, ondeggia e si rapprende; assillante cadenza che torna e ritorna sul medesimo pensiero. Ripetuta sequenza in cui persino il silenzio intrappolatovi ha luminosa evidenza.
Tracce, tacche, punti e sincopati tratti d’intervallati respiri e mani dappertutto e occhi aperti e chiusi, mentre immagino ritrovamenti, vertigini e sommovimenti.
L’ascolto rapisce e nel martellante afflato dell’unione più non scovo alcun acro dissapore. E’ incalzante appressamento, di raccorciata speme, di velocissima rincorsa, un piede dopo l’altro, se mai vi fosse sentiero da percorrere. Presente, poiché raggiunta da sonoro tocco.
(* dal CD “Fausto Razzi: opere 1970/2006”, Lanner Edizioni (P) 2007)
Nota esplicativa sul testo
Il seguente testo è originato dall’ascolto di alcuni brani musicali composti da Fausto Razzi. La sperimentazione del compositore ha innescato a sua volta la sperimentazione della scrittrice che ha inteso definire di volta in volta i concetti di spazio, di luogo, di suono in relazione alle sensazioni e ai pensieri che l’ascolto produceva in lei, nel tentativo di non accettare le consuete definizioni, ma di crearne alcune che sono così strettamente occasionate dalla singolarità dell’ascolto.(R.P.)
Nota bio-bibliografica di Rosa Pierno
Rosa Pierno
è nata a Napoli nel 1959 e ivi laureata in Architettura, vive a Roma. Ha pubblicato i libri: “Corpi” (1991), “Buio e Blu” (1993), “Didascalie su Baruchello”( 1994),“Interni d’autore”(1995), “Musicale”(1999), “Arte da camera”( 2004), “Trasversale” (2006), “Coppie improbabili”(2007).
Dal 1993 collabora come redattrice alla rivista di ricerca letteraria “Anterem” diretta da Flavio Ermini, Verona. Cura la rubrica “Tangenze” sulla rivista d’arte “Il Libretto”, diretta da Matteo Bianchi, edizioni Pagine d’arte. E’ presente in numerose riviste, antologie e cataloghi d’arte. Il compositore Fausto Razzi ha utilizzato suoi testi nei lavori Frammento 4 per voce, violino e violoncello (2007) e Del presente stato delle cose per supporto magnetico (2008)
Nota bio-bibliografica di Fausto Razzi
Fausto Razzi (Roma 1932) ha studiato con Goffredo Petrassi.
I suoi lavori sono stati eseguiti nei principali Festivals di musica contemporanea italiani ed europei
Nel 1976 ha fondato il Gruppo recitar cantando per l’esecuzione della letteratura vocale italiana del primo Seicento, realizzando tra l’altro nel 1990 per la Sagra Musicale Umbra la prima esecuzione moderna de La morte d’Orfeo la di Stefano Landi (1619) e per la Nuova Era un CD dedicato ai Dialoghi di Domenico Mazzocchi (1638).
Ha collaborato e collabora con varie riviste di musica e letteratura, tra le quali Ulisse, Quaderni di informatica musicale, Musica/Realtà, Early Music, Rinascita, Avanguardia, Nuova Rivista Musicale Italiana, Anterem.
Tra i lavori strumentali: Musica n. 6 per 6 gruppi di orchestra (1970), Musica n. 9 per orchestra (1977-78), Quartetto II (1980) e Quartetto III (1983) per archi. Si tratta di composizioni nelle quali Razzi ha sviluppato una propria cifra stilistica, rimasta in parte costante fino ad oggi. Dal 1968, infatti, la sua ricerca è proceduta su un duplice binario: quello della musica strumentale e quello della musica elettroacustica, cui il compositore giunge per la prima volta con Progetto per una composizione elettronica degli anni 1971-73.
Nella sua produzione è evidente un grande interesse per il rapporto parola/musica: Die helle Stimme (1962-63), Tre pezzi sacri (1963-64), Improvvisazione III (1967), Frammento (1981, su testi di Pier Paolo Pasolini e Torquato Tasso), A voi che lavorate sulla terra (1982), Che nulla sia dissolto (1983) e Non venga la notte (1984). tutti su testi di Alfonso Gatto. È proprio in questo contesto che avviene l’incontro con la scrittura di Edoardo Sanguineti, nella quale il compositore trova nuovi spunti e motivi di riflessione che lo portano ad un palese interesse per il teatro: le “azioni sceniche” Protocolli (1989-92), Smorfie (1997) e Incastro (2001) riflettono la sua posizione militante nella poetica dell’avanguardia, in accordo con il proprio impegno politico.
Altre notizie su varie Enciclopedie, tra le quali La Musica (Utet) ed il Grove, Dictionary of Music and Musicians.
Piera Mattei
Musica N. 5 per violino, viola e violoncello (1970) (*)
Minimo spessore che vibrando s’apre a nuove dimensioni: quelle impossibili da immaginare. L’intensità del suono, pur vibrando, resiste, nello sforzo si acuisce. Pare avanzare e irraggiarsi a ventaglio occupando zone laterali e corde interiori inusitate. Cala e si erge, materia evanescente: di siffatta sostanza s’irrobustisce l’universo. Appena un soffio, un palpitare, un’inconsistenza - foratura - nella durata, celeste materia eppure ventilata, s’apre come bagnata spugna, s’erge come rettile cresta e occupa il plateale ambito. Con lievi passi avanza in siffatte chiare notti, illuminando il nero con stille di polvere sonora. Spento.
OSTINATO 2 per voce su supporto magnetico (1996) (*)
(su testo di Edoardo Sanguineti)
Parole scandiscono il ritmo, marciano, si susseguono senza soluzione di continuità; le lingue roteano sul palato, rullano come tamburi, si ripetono chiudendo il cerchio: “contro” è “sempre contro”. Sillabe si accendono sul proscenio e si spengono prima di raggiungere lo stato di parola. Parole lanciate come strali non sempre colpiscono il bersaglio, mentre tamburi si avvicinano. Spazio coincide con questo apparente offuscamento: distanze che minacciano, ma non pervengono all’obiettivo prefissato. Contro è sempre negazione del tempo. E’ contro il tempo questo brano musicale; è contro la parola “sempre”.
MUSICA PER 2 PIANOFORTI (1983)
Batte, tocca, sotto, a destra, sopra, qui, più in alto, ecco, lo vedo oltre che sentirlo, lo odo oltre che vederlo. Batte e ribatte, rendendomi presente. E’ suono sordo, di intima corda, di rotto sincopare, di piacevole torpore, di godibile sequenza in mirabile occorrenza.
Batte e risponde, tocca e riprende, vibra e si spande, ondeggia e si rapprende; assillante cadenza che torna e ritorna sul medesimo pensiero. Ripetuta sequenza in cui persino il silenzio intrappolatovi ha luminosa evidenza.
Tracce, tacche, punti e sincopati tratti d’intervallati respiri e mani dappertutto e occhi aperti e chiusi, mentre immagino ritrovamenti, vertigini e sommovimenti.
L’ascolto rapisce e nel martellante afflato dell’unione più non scovo alcun acro dissapore. E’ incalzante appressamento, di raccorciata speme, di velocissima rincorsa, un piede dopo l’altro, se mai vi fosse sentiero da percorrere. Presente, poiché raggiunta da sonoro tocco.
(* dal CD “Fausto Razzi: opere 1970/2006”, Lanner Edizioni (P) 2007)
Nota esplicativa sul testo
Il seguente testo è originato dall’ascolto di alcuni brani musicali composti da Fausto Razzi. La sperimentazione del compositore ha innescato a sua volta la sperimentazione della scrittrice che ha inteso definire di volta in volta i concetti di spazio, di luogo, di suono in relazione alle sensazioni e ai pensieri che l’ascolto produceva in lei, nel tentativo di non accettare le consuete definizioni, ma di crearne alcune che sono così strettamente occasionate dalla singolarità dell’ascolto.(R.P.)
Nota bio-bibliografica di Rosa Pierno
Rosa Pierno
è nata a Napoli nel 1959 e ivi laureata in Architettura, vive a Roma. Ha pubblicato i libri: “Corpi” (1991), “Buio e Blu” (1993), “Didascalie su Baruchello”( 1994),“Interni d’autore”(1995), “Musicale”(1999), “Arte da camera”( 2004), “Trasversale” (2006), “Coppie improbabili”(2007).
Dal 1993 collabora come redattrice alla rivista di ricerca letteraria “Anterem” diretta da Flavio Ermini, Verona. Cura la rubrica “Tangenze” sulla rivista d’arte “Il Libretto”, diretta da Matteo Bianchi, edizioni Pagine d’arte. E’ presente in numerose riviste, antologie e cataloghi d’arte. Il compositore Fausto Razzi ha utilizzato suoi testi nei lavori Frammento 4 per voce, violino e violoncello (2007) e Del presente stato delle cose per supporto magnetico (2008)
Nota bio-bibliografica di Fausto Razzi
Fausto Razzi (Roma 1932) ha studiato con Goffredo Petrassi.
I suoi lavori sono stati eseguiti nei principali Festivals di musica contemporanea italiani ed europei
Nel 1976 ha fondato il Gruppo recitar cantando per l’esecuzione della letteratura vocale italiana del primo Seicento, realizzando tra l’altro nel 1990 per la Sagra Musicale Umbra la prima esecuzione moderna de La morte d’Orfeo la di Stefano Landi (1619) e per la Nuova Era un CD dedicato ai Dialoghi di Domenico Mazzocchi (1638).
Ha collaborato e collabora con varie riviste di musica e letteratura, tra le quali Ulisse, Quaderni di informatica musicale, Musica/Realtà, Early Music, Rinascita, Avanguardia, Nuova Rivista Musicale Italiana, Anterem.
Tra i lavori strumentali: Musica n. 6 per 6 gruppi di orchestra (1970), Musica n. 9 per orchestra (1977-78), Quartetto II (1980) e Quartetto III (1983) per archi. Si tratta di composizioni nelle quali Razzi ha sviluppato una propria cifra stilistica, rimasta in parte costante fino ad oggi. Dal 1968, infatti, la sua ricerca è proceduta su un duplice binario: quello della musica strumentale e quello della musica elettroacustica, cui il compositore giunge per la prima volta con Progetto per una composizione elettronica degli anni 1971-73.
Nella sua produzione è evidente un grande interesse per il rapporto parola/musica: Die helle Stimme (1962-63), Tre pezzi sacri (1963-64), Improvvisazione III (1967), Frammento (1981, su testi di Pier Paolo Pasolini e Torquato Tasso), A voi che lavorate sulla terra (1982), Che nulla sia dissolto (1983) e Non venga la notte (1984). tutti su testi di Alfonso Gatto. È proprio in questo contesto che avviene l’incontro con la scrittura di Edoardo Sanguineti, nella quale il compositore trova nuovi spunti e motivi di riflessione che lo portano ad un palese interesse per il teatro: le “azioni sceniche” Protocolli (1989-92), Smorfie (1997) e Incastro (2001) riflettono la sua posizione militante nella poetica dell’avanguardia, in accordo con il proprio impegno politico.
Altre notizie su varie Enciclopedie, tra le quali La Musica (Utet) ed il Grove, Dictionary of Music and Musicians.
lunedì 11 maggio 2009
Piera Mattei – TEMPERA – Sabato Santo 2009

I fiori non se ne sono accorti
il verde non cessava d'aprirsi
e lo macchiava appena il giallo
dei fiori di tarassaco
se n'erano evaporati alcuni
in volatili globi
sui monti c'era ancora
visibile il manto del gelo
ma giù presso Tempera
di bianco si vestiva lo spino
che spartiva i campi
– accanto al Vera limpido
già fitto osava il grano
– l'aria era mite
l'aria era innocente e i nomi
– i nomi delle piante e dei fiori,
ma la gente
che qui si bagna all'acqua di sorgente
portati via tutti, i vivi e i morti
qui c'erano persone fino a ieri
oggi neppure un gatto, e noi che qui siamo
turbati dalla bellezza indifferente dei fiori,
noi non siamo in visita
e non dimentichiamo piazza dei Cantatori,
i narcisi con la bocca a sei petali
spinta in un grido contro la corrente limpida del Vera
Marco dice al telefono: "Siamo alla Madonnella"
L'edicola è lì infatti con tutte le Madonne
e i santi crollati a terra.
Nessun canto d'uccelli
verde ancora l'olivo bendetto della mattina prima
e Lei col Figlio bambino
è china su una copia in gesso colorato
di sé quale Pietà di Michelangelo
Di pietà c'è bisogno che lenisce la pena
– domestica pietas al bordo di rovine
l'albero dai rami rosa sporge dalla tettoia
con il bucato steso sul filo ad asciugare
Non ha scosso che pochi petali
ma le campane restano a terra
l'ugola confitta sopra mucchi di pietre
Perché della chiesetta del paese non rimane
che pietra su pietra? Le montagne guardano
mute alle rovine. Le montagne s'interrogano.
Sono forme in silenzio. Stagliate contro il cielo
sono solo forme.
Tempera – un mese dopo, da Marco Iovenitti

Oggi, a un mese esatto dal Sabato Santo che ci vide in pellegrinaggio a Tempera, ricevo da Marco Iovenitti messaggi di dolore che richiedono di essere uditi.
Li pubblico qui con la foto della sua casa, rimasta in piedi presso le rovine del piccolo paese.
La morte, la distruzione....in 20 secondi la vita cambia...
domenica 19 aprile 2009 alle ore 16.12
Nessuno di voi potra' mai capire quello che provo in questi giorni... settimane .....e chissa' per quanto altro ancora.....
Dentro il mio cuore c'e' solo tanta tristezza.....e tanta voglia di piangere......
I miei amici non ci sono piu'.... i miei compagni di universita' e di liceo non ci sono piu'....
la mia citta' non c'e' piu'.....
Il mio paesino, Tempera, alle pendici del Gran Sasso, con il fiume Vera che scorre dentro.....non c'e' piu'.....solo rovine e sassi per terra.....
E chissa' se le persone saranno piu' quelle di prima....
Dopo una tragedia simile, io non saro' piu' lo stesso......e credo che come me, tante persone non saranno piu' le stesse....
Piango...ma ho la convinzione che un giorno CI RIALZEREMO....LO DOBBIAMO FARE, SOPRATTUTTO PER TUTTE QUELLE PERSONE CHE HANNO PERSO LA LORO VITA.
Noi tutti siamo debitori verso di loro...perche' noi ci siamo, loro purtroppo non piu'.
Chiedere aiuto, ma non averlo
giovedì 7 maggio 2009 alle ore 19.31
E' sempre dentro di me.....
Ieri e' stato un mese esatto......6 aprile 2009...ore 3:32.......morte, devastazione ed addio alla vita di prima...
Nella mia testa c'e' sempre lui....l'ultimo pianto e' stato oggi......stare qui a Roma e' difficile...qui sembra che la vita e' sempre la stessa di prima...che non e' cambiato nulla....ed invece, non e' cosi'.
Ed io non riesco piu' ad essere felice.....
Il week end del primo maggio non sono neanche potuto stare con la mia ragazza....credo che le sto facendo del male in questi giorni.....Non voglio farle male....ma il mio cervello si e' fermato a quei giorni....e non riesco a reagire. E' una tragedia troppo grande.
Ho perso il sorriso e la gioia, non riesco piu' ad essere felice e a gustare quegli attimi belli e dolci che la vita ci regala.
Avrei bisogno di sfogarmi, di piangere tra le braccia che mi danno Amore...ma non posso. E allora piango dentro di me.
Avrei bisogno solo di lei....ma ora, per me, lei non c'e'......
domenica 3 maggio 2009
Machiavelli a proposito di maleodoranti

Ascoltando l'espressione sprezzante e ingiuriosa (maleodoranti) pronunciata dal capo del governo in modo generico e estensivo nei confronti dei rappresentanti dell'opposizione (si evince dal contesto che il giudizio riguarda in particolare le donne) si rimane senza parole e veramente soffocati da una ventata di "malo odore".
Torna alla memoria una frase memorabile di Machiavelli:
A ognuno puzza questo barbaro dominio.
E' un "malo odore" che nessuna profumazione neutralizza, accompagnato, mi rincresce dirlo, da una particolare forma di bruttezza che il chirurgo plastico non può che accentuare.
Certo Machiavelli per barbaro intendeva straniero. Ma barbaro significava, più generalmente, vuoto di humanitas, come appunto lo strapotere e chi lo detiene ( dominio), nei tempi che stiamo vivendo.
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