martedì 14 dicembre 2021

Gli autori di Quaderni di Pagine Nuove 2021 - Gattomerlino edizioni



Il giorno 8 dicembre 2021 si è concluso il festival Gattomerlino, che ha avuto luogo dal 5 all'8 dicembre, nel Gattomerlino Spazio, in Borgo Vittorio 95, con l’incontro  con gli autori pubblicati  nella collana Quaderni di Pagine nuove di Gattomerlino.  

Gli autori sono, in ordine alfabetico che corrisponde anche all’ordine nel quale compaiono nelle foto: Elisa Audino, Isabella Capurso, Gianluca Favre, Pamela Proietti, Rosa Riggio.


 


Ogni autore si è presentato e ha letto qualche poesia che ritiene particolarmente significativa della sua produzione.




 Ascoltandoli mi sono sentita particolarmente felice di averli scelti e di riuscire a promuoverli. 

Roma quel giorno non si è mostrata particolarmente accogliente, con pioggia e  cielo scuro, come quasi mai, come provasse a mostrarsi una città nordica. Avremo, con i nostri autori, altre occasioni, in giorni di sole.  Sicuramente.




domenica 28 novembre 2021

Dal Sottosuolo del Condominium di Piera Mattei

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Teatri In Cammino – Comunità plurali tra centro e periferia è l’itinerante teatro in cuffia di Illoco Teatro. Spettacoli teatrali e visite guidate a impatto zero – dal 26 al 28 novembre e dal 3 al 5 dicembre – si alternano tra il centro e la periferia di Roma. 


***

Mi sono recata nel Parco di Via Statilia per lo spettacolo Condominium, (liberamente ispirato a J. Ballard), con le voci di Pietro Faiella, Raffaele Gangale, Liliana Massari, Fabrizio Parenti – colonna sonora Altrimenti – e con interventi dal vivo di Raffaele Gangale. Resti dell’antico acquedotto e tappeto verde, sparse presenze di senzatetto.  Individuo la postazione del teatro. C’è un banchetto con delle cuffie e ne ricevo una che mi permetterà di seguire le voci degli attori isolata dal chiasso della strada. Ma intanto subito usciamo dal recinto del parco e ci avviamo non ci dicono verso dove “Mascherine indossate, perché entreremo in spazi interni!” questo è quanto ci raccomandano. Ed ecco, scendiamo verso il sottosuolo di un enorme palazzo che non riconosco da quell’ingresso. 

Ci troviamo in uno spazio enorme arredato con divani, un bar, un cane saltella  abbaiando amichevole, ma noi corriamo via dietro le voci che  ci parlano nelle cuffie, anche se quanto colpisce  il senso della vista sovrasta il significato delle parole che ascoltiamo.


E attraversiamo spazi diversi, luoghi con oggetti sparsi come enormi cantine in disordine, poi ancora una biblioteca dove ragazzi lavorano in silenzio e ancora bagni aperti, corridoi, ascensori che sembrano lì bloccati da sempre, scale che salgono nella semioscurità. 





Di tanto in tanto la comitiva rallenta la sua corsa. Una breve sosta, un attore recita battute dal vivo, poi, ancora rapidi, per altri corridoi bui– una ragazza della troupe mi fa luce in basso con una torcia elettrica. Infine siamo arrivati. Siamo nello spazio del teatro e, già lo avevo capito, ma ora lo riconosco, questo è l’auditorium  del Palazzo  occupato dell’Inpdap. Ora Paolone, personaggio importante nella realtà dell’enorme struttura, che dal 2013, anno in cui venne occupato, cerca di portare avanti un esperimento di integrazione con il quartiere e la città, fa in brevi parole la storia  di questo Condominium. 

Ancora stordita per il caleidoscopio d’immagini che ha colpito le mie retine in questa corsa negli spazi sotterranei, esco dal palazzo, questa volta dall’ingresso principale, che è quello che conosco, un ingresso sontuoso nelle forme architettoniche, un palazzo che non ha certo finito di raccontare la sua storia nella Roma multietnica dei nostri anni. 

 

 



martedì 23 novembre 2021

Per il prossimo compleanno di una grande poetessa estone: Doris Kareva (Tallinn 28 novembre 1958)


(nella foto Doris Kareva con Piera Mattei a Como, per Europa in versi, nel 2014)


 La poesia di Doris Kareva: il coraggio di eliminare il superfluo

di Piera Mattei

 

Tra i miei amici poeti non ce n’è uno solo al quale io abbia presentato la persona di Doris

Kareva o la sua poesia, e che sia dimostrato poco interessato o indifferente. 

Direi che in Doris c’è una corrispondenza sorprendente e misteriosa tra il suo aspetto fisico e la sua poesia. Guardi il suo volto chiaro, i suoi modi riservati, ma intuisci dietro l’apparente fragilità una grande forza. Così è la sua poesia: in brevi strofe mira al nucleo essenziale di un pensiero, afferra e cattura un’immagine scaturita dal ricordo, da un oggetto e li riconosce, nella loro essenza, come portatori di altri significati.  

La poesia per Doris Kareva è sintesi, che racchiude un pensiero: ”Quella che chiamiamo bellezza non è essenzialmente grazia? La grazia – così differente nella tigre e nella gazzella– nasce dalla precisa percezione del proprio sé e del mondo circostante, dalla valutazione esatta delle proprie possibilità e dal loro godimento. La grazia può aumentare solo con la maggior precisione, mentre la forza cresce indefinitamente. Grazia è forza unita all’intelligenza, capacità di raggiungere l’obiettivo con poco, capacità di riconoscere il necessario, coraggio di eliminare il superfluo.”  Queste parole che condensano la sua poetica, Doris le pronunciava nel 2011, in una breve prosa dedicata al padre, in occasione degli ottanta anni dalla nascita di lui, Maestro di Armonia, e costituiscono una dichiarazione perfetta della sua poetica. 

Questa prosa volli inserirla nella raccolta di poesie di cui ho curato, insieme a Maarja Kangro, la traduzione italiana e la pubblicazione nelle mie edizioni Gattomerlino, nel settembre dello stesso 2011. Sono trascorsi da allora più di dieci anni, ma quella piccola raccolta è ancora viva e vivace.  Proprio come sento vivo e vivace il mio rapporto con Doris Kareva e la sua poesia, motivo per il quale ben volentieri ho accettato l’invito di Katrin Veiksaar di renderle omaggio in occasione del suo compleanno. 

Auguri, Doris, a te e alla grazia della tua poesia! 

 

 

L’OROLOGIO CAMMINA

 

 

L’orologio cammina 

per la casa e di tanto in tanto si ferma

ai piedi del letto di un dormiente.

 

Tengo gli occhi serrati, 

non respiro.

Le sue lancette possono essere taglienti.

 

Stanno a provarlo i volti dei nonni.

 

 

IL BISTURI E IL METRONOMO

 

 

Il bisturi e il metronomo

sul piano di mio padre

non si parlavano, 

quando ero bambina.

 

Solo ora, col tempo,  

ho cominciato a sentire, 

a capire

le loro storie strane.

 

CIÒ DI CUI HAI BISOGNO VIENE DA TE

 

 

Ciò di cui hai bisogno viene da te

in una o altra forma velata.

Quando tu lo riconosci, 

diventa tuo.

 

Ciò che vuoi verrà a te, 

E ti riconoscerà e diventerà parte di te.

Respira, conta fino a dieci.

 

Ne saprai il costo più tardi.

 

 

Affilano il tempo fino alla trasparenza.

 

 

 

 

 

QUANDO LA PAURA DIVENTA COSÌ GRANDE

 

 

Quando la paura diventa così grande

che non c’è via di scampo

le corriamo incontro a capofitto.

 

Allora saltiamo nell’abisso, 

infiliamo la testa nel forno,  

ci schiantiamo contro lo specchio. Ognuno a modo suo.

 

La paura è la più grande

forza gravitazionale.

 

 

 

 

MIA METAFISICA, MIA

 

 

Mia metafisica, mia 

metamatematica, mia

metamusica, mia meta –

tormento.

 

La notte colpisce –

ancora e ancora e ancora.

Sulla pietra del cuore

un uccello affila il suo becco.

 

 

 

 

VIVO IN PRIMAVERA, BENCHÉ TUTTO INTORNO SIA INVERNO

 

 

Vivo in primavera, benché tutto intorno sia inverno.

Quando arriva l’estate, dentro di me è autunno.

 

Non funziono a dovere, nella mia confusione

non so quando cantare 

o perché.

 

Il mio nido è distrutto, i miei pulcini

sono volati nel vasto mondo.

 

Nella mia testa gabbia e fuga fanno mulinello,

dal mio seno si è strappato un canto.

 

 

 

IL CUORE SCRIVE. LA MANO DISEGNA LE PAROLE

 

 

Il cuore scrive. La mano disegna le parole.

La mano si stanca. Il cuore non si stanca.

Finché vivi devi ascoltare

quello che dice il tuo cuore di carne:

 

questa è la sofferenza, l’ira, di un essere

contro il tradimento e l’umiliazione –

è il peso di un’esistenza

che trabocca di dedizione.

 

La mano scrive. Il cuore sa, 

il cuore in silenzio ama.

Quello che dice nei suoi versi

incanta e abbaglia.

 

 

 

 

 

NEL LABIRINTO NIENTE ALTRO

 

 

Nel labirinto niente altro 

è a portata di mano – per questo

vado stracciando brandelli di me, 

per segnare direzioni già prese, 

per trovare la via del ritorno.


 

TUTTI I SEGMENTI SI ALLINEANO IN TE

 

 

Tutti i segmenti si allineano in te.

 

Seno e coseno

annusano l’ipotenusa

che saltella e muove le sue anche, 

i nudi slanciati cateti. 

 

Oh, le lance, quelle barche, 

che sull’acqua ci portano

oltre l’orizzonte e aldilà dei sogni.

 

Inghiottire arcobaleni

nel tè che si fa scuro

della nostra ultima occasione:

 

questa è la tua strada.

 

 (da Doris Kareva “L’ombra del tempo” traduzione Piera Mattei e Maarja Kangro - Gattomerlino edizioni 2011)

 

Doris Kareva, una delle più amate poetesse estoni, nota in gran parte dell’Europa ma ancora inedita in Italia quando nel 2011 pubblicammo per Gattomerlino la sua raccolta di poesie “L’ombra del tempo”, è nata a Tallinn (1958), si è laureata all’Università di Tartu in filologia romanza e tedesca. È stata Segretaria nazionale della Commissione nazionale Estone per l’UNESCO. Ha lavorato con borse di studio in Svezia, Grecia, Stati Uniti, Olanda, Italia e Irlanda.

Ha pubblicato numerosi libri di poesia e di saggistica: ha ricevuto due premi nazionali per la cultura nel 1993 e nel 2005 e numerosi premi letterari e l’ordine della Stella Bianca nel 2001. La sua poesia è stata tradotta in più di venti lingue europee e orientali. A sua volta ha tradotto poesia, teatro e saggi: Anna Akhmatova, Emily Dickinson, Joseph Brodsky, Kahlil Gibran, Kabir, W. H. Auden, Samuel Beckett, Shakespeare, e poeti irlandesi contemporanei. Ha scritto espressamente testi per la musica e per il teatro, la sua poesia è stata più volte portata in teatro e messa in musica.

martedì 16 novembre 2021

Festival Gattomerlino 5-8 dicembre 2021



Gattomerlino Spazio – Borgo Vittorio 95

5-8 dicembre 2021

 

 

A conclusione di questo anno di caute aperture ospiteremo nello Spazio Gattomerlino alcuni dei più interessanti autori pubblicati nel corso dell’anno o che in quest’anno hanno continuato a riscuotere  interesse presso il nostro pubblico. Nella giornata finale inoltre, un incontro tra letteratura e cinema con la proiezione dei corti selezionati  dalla giuria di Bookciak Azione! 

 

Inizieremo domenica 5, alle ore 17 con la presentazione del volume freschissimo di stampa “Braydon e Walter” storia di una strana coppia di amici, scritta e illustrata per giovanissimi da Maria Sozzani. Esce nella collana I Capricci, nella doppia versione italiana e inglese. La prima versione inglese è stata tradotta, anche questa volta da Matteo Campagnoli. 

Durante l’incontro Maria Sozzani dialogherà con Alessandro Romanello e con il pubblico. 

 

Il giorno 6,  alle ore 18  Marco Ercolani, psichiatra e scrittore genovese, arriverà da noi per animare con Giorgio Galli un dibattito sulle loro più recenti pubblicazioni Gattomerlino, uscite nella collana Prose e racconti: “Le forme dell’aria” di Marco Ercolani e “Il matto di Leningrado“ di Giorgio Galli, due testi di straordinaria metaletteratura.  Piera Mattei introdurrà gli ospiti e modererà l’incontro.

 

 Nel giorno 7  il pomeriggio dalle 18 sarà dedicato a un dibattito scientifico sulla figura, sulle scoperte e sul pensiero attualissimo di Louis Pasteur. Protagonisti i prestigiosi scienziati  Gianpiero Ravagnan microbiologo, Gianni Jona Lasinio, fisico, autore del libro ”Chiralità, la vita è asimmetria?”(Gattomerlino edizioni, collana Verde scientifica), e  Antonio Bianconi, biofisico. Il pubblico sarà invitato a partecipare al dibattito finale.

 

 Il giorno 8 alle ore 11 il prof Giorgio Frontini, alcuni suoi allievi ed ex allievi,  con Lina Lo Giudice Sergi, presenteranno “Caro Omero ti scrivo”, libro uscito nella collana Azzurra per ragazzi e che, su progetto dello stesso prof. Frontini, raccoglie lettere al poeta e agli dei dell’Olimpo scritte da alcuni alunni di una prima media. Disegni estemporanei degli stessi autori delle missive completano il vivace volume, che sta avendo un bel successo.

 

Nel pomeriggio dello stesso giorno 8 dicembre il festival si conclude con gli incontri dedicati alla poesia. 

A partire dalle ore 17, provenienti da varie parti d’Italia, avremo con noi Elisa Adino con “Io qui ci vivo”, Isabella Capurso con “Il pesce lanterna”, Gianluca Favre con “Il prezzo della poesia”, Rosa Riggio con “Prove di resistenza”, autori che saluteremo per la prima volta nel nostro Spazio, e Pamela Proietti che già qui ha presentato il suo ”Il nome bianco”, tutte raccolte di poesie recentemente pubblicate nella collana Quaderni di pagine nuove.  Introdotti da Piera Mattei leggeranno dai loro libri e risponderanno alle domande del pubblico.

Alle ore 19 Gabriella Gallozzi concluderà la serata illustrando il suo progetto Bookciak azione! e proietterà i brevi corti premiati nell’ultima edizione di quella competizione cinematografico-letteraria, tra i quali figura il corto ispirato a “Pesci di vetro” di Sergio Oricci.  Per conoscere meglio questa originale iniziativa vi invitiamo a leggere, qui sotto, il relativo allegato.

 

L’ingresso è riservato a persone fornite di green pass. Mascherina e distanziamento necessari.  Per informazioni 06 68308348   338 8423839   338 8438281

lunedì 25 ottobre 2021

Ray Benzal Martinez per John Keats traduzione italiana di Piera Mattei










Si conclude in questi ultimi mesi del 2021 il secondo centenario della morte di John Keats. Ho pensando di celebrarlo con la traduzione in italiano di una bella poesia spagnola tratta dal volume "Septimontium - Un canto a Roma" di Ray Benzal Martinez, che mi giunge appunto, molto gradito, dalla Spagna.

 La poesia si apre con un esergo tratto dalla poesia scritta da Shelley in morte di Keats.  Quindi chi parla qui è lo stesso poeta romantico giunto a Roma nella speranza di guarigione. 

Nell'ultima strofa  Ray Benzal Martinez torna a firmare la poesia in prima persona, ritraendosi come turista che lentamente s'immerge  in quella cornice consacrata alla poesia e al ricordo.






                                       

 

                                                                                       Cerca riparo all’ombra della tomba.

                                                                            Perché temere di diventare ciò che Adonais è già?

                                                                                                                                           (P. B. Shelley)

Novembre.

Scendo alla stazione, 

nel bagagliaio pochi indumenti

 e una cartella piena di fogli,

 A volte fatico a comprendere

                                            – Dipende se lo whisky della sera 

                                            era forte o allungato

 

 Che caldo! il mio vestito di tweed

 è diventato pesante.

                                        sono lontani la brezza sul ponte del ferry

                                        e la vista di pastori sui fianchi

                                        di sterile muschio a Mull.

 

 Dicono i medici che il clima mediterraneo

 mi aiuterà

                                    Che crudele ironia: io volevo diventare medico!

                                    È passato il milleottocento diciannove...

                                    annus mirabilis.

 

Le ruote sul fango trasportano la mia nuova casa,

Come si muove rapidamente la gente!   

                                                                     Mi manca l’usignolo,

                                                                    quelle sere perdute sotto il prugno!

 

E sono qui. La mia camera un letto

 un tavolo, un bacile con  acqua avanzata

sopra uno sgabello zoppo.

 

Dalla mia finestra desidero uscire all’aria

 a giocare con i ragazzini sulla piazza, 

legare l’asino, e ridere,

ridere mentre la fontana mi bagna.

 

 Dalla mia finestra, punto di fuga

 dei miei crostini con acciughe,

 sto sanguinando... I fish and chips

non sono arrivati a Roma.

                                Mi hanno negato persino l’oppio!

                               Vorrei più tempo.... Sono 

                               un riflesso si queste colonne.

 

 Dalla mia finestra,

 oh, Fanny, sei tu il mio ricordo, 

 dalla mia finestra!  

                                   Oggi sarà l’ultimo giorno. Vivo

                                   in prestito,  libro postumo 

                            prima della pubblicazione

                           (doveva essere dicembre).

 

 E piove,

E la mia vita si assimila all’acqua

sulla quale voglio che resti il mio nome,

e andarmene così,

come se dormissi ancora

dentro queste statue.

 

 Con la mia giacca aperta,

scendo a piccoli salti la scalinata

(fotogramma di Gregory Peck che tengo di fronte al letto).

Compro un gelato da Giolitti, 

mi siedo sulla barcaccia.

Guardo indietro 

Piazza di Spagna 

                               ventisei 

 

 

 da Ray Benzal Martinez “Septimontium – Un canto a Roma”– Circulo rojo 2020

 






martedì 19 ottobre 2021

Milena Vukotic all'Off/Off teatro di Roma di Piera Mattei





A ridare animazione a una strada monumentale, altera e solitaria, ha riaperto il 12 ottobre su Via Giulia, a Roma, il teatro Off/Off, dopo la lunga obbligata chiusura. Riapre con “Milena ovvero Émilie Du Châtelet”, testo di Francesco Casaretti, regia di Maurizio Nichetti. 

 

Ma quello che più conta nello spettacolo è l’interpretazione di Milena Vukotic. Lei rimane sola sul palco quasi spoglio per più di un’ora a recitare un monologo, che è un ritratto della libertina e amante di Voltaire, originale matematica e traduttrice dei Principia di Newton dal testo originale latino.  Ma in parte quel ritratto sembra essere anche il delicatamente ironico autoritratto della stessa Milena.


 Milena: autoironia, intelligenza, leggerezza. Questa ultima dote si travasa dalla fisicità agile dell’intera persona allo sguardo e al sorriso che illumina un volto irregolare e  grazioso.

 Sembra divertirsi e aderire al personaggio, anche intellettualmente. Non puoi fare a meno, mentre la guardi esibirsi sulla scena, di pensare che gli anni non hanno molto pesato su quel corpo e su quello spirito. 

Si ricorderanno altre grandi attrici che hanno calcato le scene fin oltre i novant’anni, la Borbone e Franca Valeri tra le più grandi. Tuttavia loro “resistevano” sulla scena, geniali, costanti, “nonostante” gli anni. Diverso mi sembra il caso di Milena Vukotic che dopo aver accettato, per lunghi anni della sua carriera di attrice, di essere utilizzata per interpretare, sebbene spesso con grandi registi, ruoli secondari, quasi piccoli cammei, o addirittura ruoli di caratterista, di aver raggiunto la popolarità nel ruolo grottesco della Pina, moglie del Fantozzi di Paolo Villaggio,  esplode in tutta la sua naturale grazia, ben oltre la soglia dei suoi ottanta anni rivelando la sua  più vera natura, prima come deliziosa ballerina, nel programma “Ballando con le stelle” e ora con questo personaggio intelligente, libero e autoironico.

 Più di ogni altra immagine sulla scena mi è rimasto impresso il gesto con il quale, rispondendo alle numerose chiamate della sala gremita, lei sorridendo con misurata soddisfazione, s’inchina al pubblico alla maniera delle ballerine classiche, come ancora fosse la Milena, di allora,  di quando, giovanissima, la sua professione era la danza.  

Leggo infine, compiaciuta, che il 18 ottobre, alla festa del Cinema di Roma Milena Vukotic ha ricevuto un altro importante riconoscimento, il premio alla carriera dal WiCA Women in Cinema Award come “signora del cinema, del teatro e della televisione che in virtù del garbo, la gentilezza e l’umanità che la contraddistinguono è da sempre un esempio illuminante di donna e di artista”.

sabato 16 ottobre 2021

Francesca Vitale al Cimitero acattolico di Roma di Piera Mattei




Il giorno 16 ottobre il cielo di Roma era della sua bellezza più commovente e io, sentendomi percorsa di quella strana felicità che le condizioni atmosferiche regalano, entravo nel luogo di pace e pacata bellezza che è il Cimitero acattolico.

Lì, certo sono entrata più volte a rendere omaggio ai grandi che vi sono sepolti, ma stavolta l’omaggio era rivolto a un’artista, Francesca Vitale che, ancora una volta assecondando la sua passione per i cimiteri, aveva allestito, in quella che era stata la camera mortuaria una sua originale mostra: Jubox Klein1961, istallazione di tecnica mista a base fotografica su due piani spaziali. 

Sulle pareti decalcomanie e collage digitali impressi su alluminio, frammenti di immagini del San Michele a Venezia, dove sono sepolti anche Brodskij e Pound , e immagini del cimitero acattolico di Roma. Sul pavimento invece una istallazione che evoca  la triade contemplativa di Klein, il blu, l’oro e il rosa carminio. L’istallazione vuole infatti anche pagare un tributo di ammirazione e di affinità a Yves Klein, precursore della Body art. 

Ecco inoltre: noto le mani tinte di blu di Francesca (body art, appunto). E poi, da notare,  la data del 1961 che compare nel titolo della mostra, è l’anno in cui  Klein donò al monastero di Santa Rita da Cascia il suo EX voto – composto con l’oro che non era finito nella Senna, di quello ricavato dalle sue note venditi di Vuoto – ma anche quello della nascita della nostra artista.



 

 Francesca l’avevo conosciuta alcuni anni fa, agli inizi dell’attività del nostro Spazio Gattomerlino in Borgo Vittorio 95.  Per un certo periodo aveva frequentato i nostri incontri e infine, nell’ottobre 2017, aveva partecipato in prima persona alle attività con una mostra, Il Sogno di Zazie , che immergeva lo spettatore in una quantità di immagini e suoni, dove le presenze meno immateriali erano presenze feline, sagome nere o bianche di gatti dagli occhi fosforescenti. 

 Alcuni di quei bellissimi gatti sono tornati qui, nella mostra al cimitero acattolico e mi dicono che i gatti in carne e ossa del giardino, durante l’allestimento della mostra, quando non notavano presenze umane intorno alla cappella, entravano furtivamente, come per voler capire di che cosa mai fossero fatti quei loro simili.

 


 Della mostra, ma anche di gatti, mi sono poi intrattenuta a parlare con Amanda Thursfield, direttore del Cimitero, una donna dall’aspetto luminoso, non solo per la complessione chiara dei lineamenti. La cosa più bella che le sento dire è, a proposito del cielo di Roma – blu assoluto tra il verde intenso di cipressi e pini – che entrambe siamo attratte a contemplare: “Quando studiavo in Inghilterra i pittori del Novecento, pensavo che i loro  colori fossero esagerati, ma no, Roma ha dei colori inimmaginabili, di un’intensità unica!”.

 

Turisti silenziosi si aggirano, si fermano davanti all’apparizione della Piramide. 

Bella e interessante la mostra,  un tonico per l’anima questa ottobrata romana.