Rivista diretta da Piera Mattei --- La rivista pone in primo piano la natura delle cose, la sua indagine, dal punto di vista della scienza, della poesia, della filosofia e dell'arte --- Direttore responsabile: Piera Mattei --- Superstripes Press
sabato 29 novembre 2008
L'abito e il monaco
L'altro ieri, a Milano, dopo il seminario su Antonia Pozzi, mi sono ritrovata con una monaca anziana nell'antibagno della toilette dell'aula conferenze dell'Università Statale. Lei si sistemava la cuffia davanti allo specchio. Mi è venuto fatto di chiedermi a cosa pensano i preti, quelli che indossano gli abiti delle alte gerarchie, quando si guardano allo specchio.
giovedì 27 novembre 2008
Piera Mattei – A proposito dei Dialoghi italo-israeliani
Ai Dialoghi partecipano, in questo fine novembre 2008, scrittori, critici, letterati e traduttori dei due paesi. La letteratura è un universo che rispecchia realtà diverse che conducono "a un'apertura verso più verità date e verso più verità possibili (Ferroni-Lezione d'apertura)".
Niente di più evidente, in una terra di differenze e conflitti che non potranno risolversi se non nel riconoscimento della reciproca alterità e nel rispetto di quanto quell' alterità rappresenta. Tuttavia la particolare situazione della letteratura in Israele diventa emblematica del ruolo della letteratura, sempre, nei confronti dei dogmatismi e delle verità assolute.
Ogni autore "pensante" ( si sarebbe detto in altri tempi "impegnato" ma da molto tempo il termine è caduto in disgrazia), mediante la pubblicazione, si assume la responsabilità di rendere accessibile ad altri il suo pensiero, con l'implicita certezza di enunciare "una" diversa verità, o almeno un senso altrimenti nascosto o celato di quella. S'impegna inoltre a sollecitare, in ogni suo lettore, il consenso su "quel" pensiero che aveva chiesto di essere espresso, quasi lui stesso ne fosse non il creatore ma, l'inventore (in senso etimologico) e il diffusore.
L'assunzione di verità assolute, dogmatiche, è d'ostacolo a questo processo d'invenzione e ricerca, sia che la sua realizzazione avvenga attraverso l'arte che con i metodi della scienza.
Rispetto al Bello e al Vero (alla BellezzaVerità), a livelli diversi, l'adeguamento acritico a modelli imperanti, la delega a chi si assume la responsabilità di interpretare per tutti gli altri la verità – chiese di varia natura – porta al sonno della creatività, della ricerca.
Piera Mattei
Niente di più evidente, in una terra di differenze e conflitti che non potranno risolversi se non nel riconoscimento della reciproca alterità e nel rispetto di quanto quell' alterità rappresenta. Tuttavia la particolare situazione della letteratura in Israele diventa emblematica del ruolo della letteratura, sempre, nei confronti dei dogmatismi e delle verità assolute.
Ogni autore "pensante" ( si sarebbe detto in altri tempi "impegnato" ma da molto tempo il termine è caduto in disgrazia), mediante la pubblicazione, si assume la responsabilità di rendere accessibile ad altri il suo pensiero, con l'implicita certezza di enunciare "una" diversa verità, o almeno un senso altrimenti nascosto o celato di quella. S'impegna inoltre a sollecitare, in ogni suo lettore, il consenso su "quel" pensiero che aveva chiesto di essere espresso, quasi lui stesso ne fosse non il creatore ma, l'inventore (in senso etimologico) e il diffusore.
L'assunzione di verità assolute, dogmatiche, è d'ostacolo a questo processo d'invenzione e ricerca, sia che la sua realizzazione avvenga attraverso l'arte che con i metodi della scienza.
Rispetto al Bello e al Vero (alla BellezzaVerità), a livelli diversi, l'adeguamento acritico a modelli imperanti, la delega a chi si assume la responsabilità di interpretare per tutti gli altri la verità – chiese di varia natura – porta al sonno della creatività, della ricerca.
Piera Mattei
martedì 18 novembre 2008
Piera Mattei –A proposito di vita e amore, di libertà e chiesa, della voce di grandi poeti e di quella di poeti intrusi
Vogliamo vivere pienamente umani, liberi da costrizioni che altri uomini, i Potenti, vorrebbero imporre alle nostre menti, con offesa per la libertà e la dignità della vita.
In questi giorni di grandi dibattiti, su quale limite segni il trapasso e cosa richieda la dignità del trapasso, mi hanno raggiunto le parole di Keats e Shelley. I veri poeti hanno voce in proposito.
Questa è la speranza: che anche in tempi lunghissimi, ma subito nella mente e nel cuore di molti, i veri poeti, non gli intrusi spacciatori di insulsa poesia e di falsa pietà, celebrino il loro trionfo.
_______________
I loved–elas! our live is love;
But when we cease to breathe and move
I do suppose love ceases too.
…..
Ahimé, ho amato, la nostra vita è amore.
Ma quando cessa il movimento e il respiro
penserò che cessi anche l'amore.
…..
(P. B. Shelley – Canto per "Tasso")
The church bells toll a melancholy round
[…]
Still, still they toll, and I sould feel a damp,
A chill as from a tomb, did I not know
That they are going like an outburnt lamp;
That 'tis their sighing, wailing ere they go
Into oblivion; that fresh flowers will grow,
And many glories of immortal stamp.
Rintoccano le campane della chiesa una ronda malinconica
[…]
ancora e ancora rintoccano e dovrei sentire un'oppressione
un freddo come esalato da una tomba, se non sapessi
che vanno come una lanterna allo stremo;
che questo è il sospiro, il lamento mentre
scendono nell'oblio; che freschi fiori cresceranno
e ancora glorie di natura immortale.
(J. Keats – Written in disgust of vulgar superstition)
Piera Mattei
In questi giorni di grandi dibattiti, su quale limite segni il trapasso e cosa richieda la dignità del trapasso, mi hanno raggiunto le parole di Keats e Shelley. I veri poeti hanno voce in proposito.
Questa è la speranza: che anche in tempi lunghissimi, ma subito nella mente e nel cuore di molti, i veri poeti, non gli intrusi spacciatori di insulsa poesia e di falsa pietà, celebrino il loro trionfo.
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I loved–elas! our live is love;
But when we cease to breathe and move
I do suppose love ceases too.
…..
Ahimé, ho amato, la nostra vita è amore.
Ma quando cessa il movimento e il respiro
penserò che cessi anche l'amore.
…..
(P. B. Shelley – Canto per "Tasso")
The church bells toll a melancholy round
[…]
Still, still they toll, and I sould feel a damp,
A chill as from a tomb, did I not know
That they are going like an outburnt lamp;
That 'tis their sighing, wailing ere they go
Into oblivion; that fresh flowers will grow,
And many glories of immortal stamp.
Rintoccano le campane della chiesa una ronda malinconica
[…]
ancora e ancora rintoccano e dovrei sentire un'oppressione
un freddo come esalato da una tomba, se non sapessi
che vanno come una lanterna allo stremo;
che questo è il sospiro, il lamento mentre
scendono nell'oblio; che freschi fiori cresceranno
e ancora glorie di natura immortale.
(J. Keats – Written in disgust of vulgar superstition)
Piera Mattei
mercoledì 5 novembre 2008
2. Piera Mattei – OBAMA: SODDISFAZIONE E AUTOCRITICA
Finalmente possiamo sperare in un'America che realizzi i suoi principi democratici. Già lo svolgimento di queste elezioni sembra darne una prova. Sono andata ripetendo per anni che la politica mondiale poteva cambiare solo se l'America dal suo interno avesse prodotto un cambiamento profondo. Ricordo nel 1991 un lite violentissima con un amico, un noto giornalista che porta l'America nel cuore, a cui questa mia dichiarazione sembrò forse un augurio di rivoluzione civile. Sembra invece che un CHANGE, sia possibile seguendo fedelmente le regole democratiche, anzi attivandole. E mi sento orgogliosa d'averlo atteso quel cambiamento e di vederne oggi le solide premesse.
Infine noi, l' Italia, serva Italia di dolore ostello! Noi, caduti nella recidiva di un governo Berlusconi, noi e la Lega delle piccole rivendicazioni di gravi conseguenze, dei minuscoli paricolarismi che rendono gretta la nostra politica e la nostra cultura, che è stata in altri periodi storici, universale e universalistica. Noi, che oggi festeggiamo l'evento storico di questa elezione, ci sentiamo al confronto umiliati, perché costretti a rendere nel mondo un'immagine meschina e talvolta risibile.
Noi che quando vogliamo ispirarci all'America democratica facciamo cattive traduzioni. "Yes, we can" è: "Sì, noi possiamo farlo" (riempiendo di contenuti quel suffisso pronominale). "Si può fare" che è stata la traduzione prescelta in campagna elettorale dal nostro Partito democratico, è una cattiva traduzione perché introduce una sfumatura bonacciona e accomodante, quella italianità, mi permetto di dire, in cui non mi riconosco, che ci danneggia e che dobbiamo, sì, se vogliamo sopravvivere, veramente CAMBIARE.
Infine noi, l' Italia, serva Italia di dolore ostello! Noi, caduti nella recidiva di un governo Berlusconi, noi e la Lega delle piccole rivendicazioni di gravi conseguenze, dei minuscoli paricolarismi che rendono gretta la nostra politica e la nostra cultura, che è stata in altri periodi storici, universale e universalistica. Noi, che oggi festeggiamo l'evento storico di questa elezione, ci sentiamo al confronto umiliati, perché costretti a rendere nel mondo un'immagine meschina e talvolta risibile.
Noi che quando vogliamo ispirarci all'America democratica facciamo cattive traduzioni. "Yes, we can" è: "Sì, noi possiamo farlo" (riempiendo di contenuti quel suffisso pronominale). "Si può fare" che è stata la traduzione prescelta in campagna elettorale dal nostro Partito democratico, è una cattiva traduzione perché introduce una sfumatura bonacciona e accomodante, quella italianità, mi permetto di dire, in cui non mi riconosco, che ci danneggia e che dobbiamo, sì, se vogliamo sopravvivere, veramente CAMBIARE.
1. Piera Mattei – OBAMA E MARTIN LUTHER KING
Alcuni anni fa mi trovai a Miami, durante il Martin Luther King day. Si celebra, dal 1986, tutti gli anni come una festa di tutta la nazione americana, al terzo lunedì di gennaio, in memoria del giorno in cui il leader nero nacque, il 15 gennaio. Certo Miami non è Atalanta, ma rimasi delusa dall'atmosfera: sfilavano i carri con la scritta "I have a dream", le majorettes con la banda, ma non c'era entusiasmo, sembrava la ripetizione di un rituale in cui nessuno credeva più.
Ecco invece la sorpresa di questo nuovo Presidente di colore. Lo ha eletto anche la Florida, lo hanno eletto la grande maggioranza dei cittadini in tutti gli Stati dell'America, e inoltre porta con sé alla Casa Bianca una moglie bella, colta, lei sì discendente degli afroamericani, nata nella Chicago del gelido vento e del jazz.
Oggi Barack Obama, nuovo Presidente degli Stati Uniti, di origine americana e keniota – non proprio quello che s'intende per afroamericano, lui – porta i suoi 47 anni con l'agilità di un atleta con la grazia naturale di un ragazzo. Ha il sorriso e l'atteggiamento di un uomo coraggioso e libero.
Esattamente quarant'anni fa, quando venne ucciso il più grande leader dell'uguaglianza tra bianchi e neri d'America, nessuno pensò allora che fosse stato ucciso un giovane uomo, ma Luther King aveva nel 1968 solo 39 anni essendo nato nel 1929. Il suo viso non ha il fascino che emana Obama, forse perché nel suo sguardo c'è ancora tutta la sofferenza dei discendenti da quegli africani che furono portati in America come schiavi.
Il colore della pelle di Obama non rimanda invece in nessun modo al crudele sfruttamento dell'uomo bianco. Lo stesso nome che si pronuncia proprio com'è scritto, un nome africano che oggi non richiede neppure di essere adattato alla pronuncia anglosassone è un nome da portare con orgoglio, come americano, come Presidente degli Stati Uniti. Questo permette di vedere in Obama il simbolo di un'apertura che non conosce il risentimento, che gli consentirà d'interpretare, come ha promesso, le esigenze di tutti, di portare avanti la concreta realizzazione al di sopra delle parti, dei DIRITTI UMANI, nella sua nazione e di conseguenza nel mondo.
Ecco invece la sorpresa di questo nuovo Presidente di colore. Lo ha eletto anche la Florida, lo hanno eletto la grande maggioranza dei cittadini in tutti gli Stati dell'America, e inoltre porta con sé alla Casa Bianca una moglie bella, colta, lei sì discendente degli afroamericani, nata nella Chicago del gelido vento e del jazz.
Oggi Barack Obama, nuovo Presidente degli Stati Uniti, di origine americana e keniota – non proprio quello che s'intende per afroamericano, lui – porta i suoi 47 anni con l'agilità di un atleta con la grazia naturale di un ragazzo. Ha il sorriso e l'atteggiamento di un uomo coraggioso e libero.
Esattamente quarant'anni fa, quando venne ucciso il più grande leader dell'uguaglianza tra bianchi e neri d'America, nessuno pensò allora che fosse stato ucciso un giovane uomo, ma Luther King aveva nel 1968 solo 39 anni essendo nato nel 1929. Il suo viso non ha il fascino che emana Obama, forse perché nel suo sguardo c'è ancora tutta la sofferenza dei discendenti da quegli africani che furono portati in America come schiavi.
Il colore della pelle di Obama non rimanda invece in nessun modo al crudele sfruttamento dell'uomo bianco. Lo stesso nome che si pronuncia proprio com'è scritto, un nome africano che oggi non richiede neppure di essere adattato alla pronuncia anglosassone è un nome da portare con orgoglio, come americano, come Presidente degli Stati Uniti. Questo permette di vedere in Obama il simbolo di un'apertura che non conosce il risentimento, che gli consentirà d'interpretare, come ha promesso, le esigenze di tutti, di portare avanti la concreta realizzazione al di sopra delle parti, dei DIRITTI UMANI, nella sua nazione e di conseguenza nel mondo.
domenica 26 ottobre 2008
Piera Mattei – LA PRIMA LEZIONE DI FISICA
Domenica 26, Università la Sapienza. Ancora una bella giornata, quasi estiva. Il cielo vede con compiacimento questa protesta. E di domenica, senza le automobili parcheggiate all'interno, nello sfondo del cielo azzurro e dei sempreverdi, la città universitaria mostra la sua particolare bellezza. Si fa lezione di fisica ai bambini delle elementari. Chi insegna – studenti, ricercatori e professori – si divertono anche loro. Mi diverto anch'io: le facce dei bambini sono intente, a tratti preoccupate di capire fenomeni che sembrano magici, ma sono in realtà l'effetto, innocente (senza trucco), di onnipresenti forze della materia.
Poi, dopo l'una e mezza, quando i bambini sciamano per uno spuntino sul prato, intercetto Laura Caccianini, una delle responsabili del movimento.
Si ferma volentieri a parlare con me. E' una ragazza di Pescara, dell'ultimo anno della laurea triennale, gentile, semplice, carina. Certo non corrisponde al modello di bella ragazza che è diventato di moda da quando si è affermato Berlusconi, il tipo velina per intenderci, ma neppure somiglia alle dure e ideologizzate "compagne" del sessantotto. La sua sicurezza la intuisci attraverso la trama di un linguaggio prudente e molto preciso. Mi dice:
"La prima cosa che abbiamo fatto è stato stampare la legge per studiarla e conoscerla a fondo, codice civile alla mano, con studenti di diritto, per capire l'entità del danno".
Parla con molto rispetto della facoltà di Fisica di Roma: "Avrei potuto iscrivermi a L'Aquila, mi dice, ma qui è un'altra cosa, qui l'atmosfera è più stimolante, i professori sono eccellenti, questa è la punta di diamante della ricerca. Noi difendiamo questa qualità di studio, non è una dimostrazione di forza. E non è vero che siamo manovrati. Io stessa, come molti di noi, non abbiamo mai fatto parte dei collettivi e con i professori ci siamo trovati "di fatto", non programmaticamente, a condividere gli obbiettivi di lotta. Proseguiamo con un calendario di lezioni in piazza, di cui noi di Fisica siamo stati gli ispiratori, ma che molte altre facoltà stanno seguendo. Altre facoltà sono ugualmente occupate o in mobilitazione, anche quelle tradizionalmente impermeabili alla contestazione come Ingegneria, Medicina, Economia".
Laura proviene da un Liceo Classico, me lo dice con semplicità, anche se intuisco un orgoglio, discreto, di appartenenza a quella cultura, e gli anni del liceo non sono passati poi da così tanto! Ma, poi, cosa prevede dopo la laurea?
"Prevedo un'emigrazione forzata. Certo un periodo di studio all'estero lo mettevo volentieri in conto, ma con la prospettiva di tornare. Ora questa prospettiva si fa confusa…"
Ci raggiunge una ricercatrice, che ha appena concluso una bella lezione ai bambini dimostrando, sull'esperienza di un sughero a galla in una bacinella, che non sempre il parere della maggioranza è quello giusto. Per capire ciò che è giusto occorre sottoporre la nostra intuizione all'esperimento. Bella lezione, anche di etica, da parte di una sperimentale! Si chiama Barbara Sciascia, lavora ai Laboratori di Frascati, ma si vedrà scadere il contratto il prossimo giugno.
"Si vogliono tagliare i settori che potrebbero fare da volano per la ripresa dell'economia" dice,"la ricerca, poi, non può essere incanalata solo in obbiettivi pratici. Tra l'altro alcune scoperte, vedi la PET, che si è dimostra adatta e utilissima a scoprire alcuni tipi di cancro, sono state del tutto casuali".
Nel frattempo arrivano le telecamere di Mediaset e discretamente mi allontano. Spero che queste ragazze tengano duro, anche per la loro futura carriera di scienziate. E che intanto, oggi, trovino parole pacate ma convincenti per le affollate platee del padrone di Mediaset.
Poi, dopo l'una e mezza, quando i bambini sciamano per uno spuntino sul prato, intercetto Laura Caccianini, una delle responsabili del movimento.
Si ferma volentieri a parlare con me. E' una ragazza di Pescara, dell'ultimo anno della laurea triennale, gentile, semplice, carina. Certo non corrisponde al modello di bella ragazza che è diventato di moda da quando si è affermato Berlusconi, il tipo velina per intenderci, ma neppure somiglia alle dure e ideologizzate "compagne" del sessantotto. La sua sicurezza la intuisci attraverso la trama di un linguaggio prudente e molto preciso. Mi dice:
"La prima cosa che abbiamo fatto è stato stampare la legge per studiarla e conoscerla a fondo, codice civile alla mano, con studenti di diritto, per capire l'entità del danno".
Parla con molto rispetto della facoltà di Fisica di Roma: "Avrei potuto iscrivermi a L'Aquila, mi dice, ma qui è un'altra cosa, qui l'atmosfera è più stimolante, i professori sono eccellenti, questa è la punta di diamante della ricerca. Noi difendiamo questa qualità di studio, non è una dimostrazione di forza. E non è vero che siamo manovrati. Io stessa, come molti di noi, non abbiamo mai fatto parte dei collettivi e con i professori ci siamo trovati "di fatto", non programmaticamente, a condividere gli obbiettivi di lotta. Proseguiamo con un calendario di lezioni in piazza, di cui noi di Fisica siamo stati gli ispiratori, ma che molte altre facoltà stanno seguendo. Altre facoltà sono ugualmente occupate o in mobilitazione, anche quelle tradizionalmente impermeabili alla contestazione come Ingegneria, Medicina, Economia".
Laura proviene da un Liceo Classico, me lo dice con semplicità, anche se intuisco un orgoglio, discreto, di appartenenza a quella cultura, e gli anni del liceo non sono passati poi da così tanto! Ma, poi, cosa prevede dopo la laurea?
"Prevedo un'emigrazione forzata. Certo un periodo di studio all'estero lo mettevo volentieri in conto, ma con la prospettiva di tornare. Ora questa prospettiva si fa confusa…"
Ci raggiunge una ricercatrice, che ha appena concluso una bella lezione ai bambini dimostrando, sull'esperienza di un sughero a galla in una bacinella, che non sempre il parere della maggioranza è quello giusto. Per capire ciò che è giusto occorre sottoporre la nostra intuizione all'esperimento. Bella lezione, anche di etica, da parte di una sperimentale! Si chiama Barbara Sciascia, lavora ai Laboratori di Frascati, ma si vedrà scadere il contratto il prossimo giugno.
"Si vogliono tagliare i settori che potrebbero fare da volano per la ripresa dell'economia" dice,"la ricerca, poi, non può essere incanalata solo in obbiettivi pratici. Tra l'altro alcune scoperte, vedi la PET, che si è dimostra adatta e utilissima a scoprire alcuni tipi di cancro, sono state del tutto casuali".
Nel frattempo arrivano le telecamere di Mediaset e discretamente mi allontano. Spero che queste ragazze tengano duro, anche per la loro futura carriera di scienziate. E che intanto, oggi, trovino parole pacate ma convincenti per le affollate platee del padrone di Mediaset.
sabato 25 ottobre 2008
Piera Mattei-PIAZZA MONTECITORIO: LEZIONE DI FISICA
Venerdì 24 ottobre. La giornata, a dispetto delle previsioni, era bellissima. Roma, nella cornice di Piazza di Montecitorio, splendida. Li ascoltavo, lo sguardo fisso sul meraviglioso obelisco, interrogandomi sui pittogrammi, ma non rinunciando a seguirli, i geniali professori di Fisica della Sapienza. Facevano la loro lezione all'aperto, usando parole semplici, comprensibili anche da chi, trovandosi a passare, si fosse messo ad ascoltarli.
Non avevano l'aria di facinorosi, né di "cattivi maestri", i professori.
Erano quieti da suscitare meraviglia le decine di studenti seduti sui duri sampietrini, alcuni con il blocco degli appunti. Del resto il materiale a disposizione per la lezione consisteva in niente più che un paio di lavagne e un sacchetto di gessi.
Materiale che ha usato per la sua lezione sulla materia (e la materia oscura) Paolo Lipari, ma che non è servito poi né a Giovanni Jona Lasinio né a Giorgio Parisi che hanno fatto lezioni eccellenti semplicemente parlando al loro pubblico, senza bisogno di scrivere formule. Ma, attenzione, nessuno di loro voleva affermare che due lavagne e dei gessi, o solo un microfono, sia di quanto la scienza ha bisogno per avanzare. La scienza anzi per avanzare, lo hanno tutti sottolineato, richiede di far uscire dal precariato chi vi lavora, richiede investimenti, per frenare quella che, talvolta con fatalismo e freddezza, viene chiamata "fuga di cervelli", l'espatrio a cui sono costretti i nostri giovani di talento.
Paolo Lipari ha un entusiasmo, un'enfasi felice che certamente trascina gli studenti. Sono arrivata un po' in ritardo sul suo discorso, ma ho potuto notare una passione e una comunicativa specialissimi.
Di Jona Lasinio abbiamo già parlato su questa rivista. E' una delle grandi menti della Fisica Italiana, parla con originale eleganza, ma – gli altoparlanti non funzionano alla perfezione – la sua voce discreta non risuona nella piazza. Parla dello sviluppo della conoscenza da Keplero, a Kant a Maxwell, dell'analogia come categoria della ricerca e io rifletto (non so quanto correttamente) che c'è una somiglianza tra analogia in fisica e metafora in poesia.
Continua Jona Lasinio: parla di linguaggi, della "cross-fertilization" avvenuta negli ultimi trentacinque anni tra i linguaggi della fisica della materia condensata e la fisica delle particelle. Perché la superspecializzazione, anche necessaria, mi pare di capire, finisce per tramutare ambiti distinti e separati in giardini inaccessibili per chi non se ne sia procurata la chiave. Che i linguaggi s'incrocino e si fecondino a vicenda, non solo entro i vari ambiti della Fisica, ma anche tra scienza e letteratura, mi sembra necessario. Poi Jona Lasinio spiega cos'è una rottura di simmetria. Non credo mi sia sfuggito: non fa un minimo accenno al fatto che su questo argomento aveva nei suoi vent'anni firmato un articolo che al coautore è valso l'ultimo Nobel per la Fisica.
E' quindi la volta dell'altro grande, Giorgio Parisi, diventato, negli ultimi anni, popolare anche tra il pubblico non specialistico. Svolge una lezione bella e insospettabilmente "facile" su Einstein, con risvolti anche aneddotici, veramente felice. Conclude affermando con passione che il "diritto alla ricerca" è scritto nella nostra Costituzione e che non è possibile calpestarlo con tanta leggerezza.
Frattanto il bellissimo palazzo che si stagliava dietro alle lavagne, come spesso di questi tempi, restava chiuso, sordo e incapace di rimandare risposte o echi.
Occorre insistere. La prossima settimana si continua con le lezioni in piazza e spero faccia bel tempo.
Piera Mattei
Non avevano l'aria di facinorosi, né di "cattivi maestri", i professori.
Erano quieti da suscitare meraviglia le decine di studenti seduti sui duri sampietrini, alcuni con il blocco degli appunti. Del resto il materiale a disposizione per la lezione consisteva in niente più che un paio di lavagne e un sacchetto di gessi.
Materiale che ha usato per la sua lezione sulla materia (e la materia oscura) Paolo Lipari, ma che non è servito poi né a Giovanni Jona Lasinio né a Giorgio Parisi che hanno fatto lezioni eccellenti semplicemente parlando al loro pubblico, senza bisogno di scrivere formule. Ma, attenzione, nessuno di loro voleva affermare che due lavagne e dei gessi, o solo un microfono, sia di quanto la scienza ha bisogno per avanzare. La scienza anzi per avanzare, lo hanno tutti sottolineato, richiede di far uscire dal precariato chi vi lavora, richiede investimenti, per frenare quella che, talvolta con fatalismo e freddezza, viene chiamata "fuga di cervelli", l'espatrio a cui sono costretti i nostri giovani di talento.
Paolo Lipari ha un entusiasmo, un'enfasi felice che certamente trascina gli studenti. Sono arrivata un po' in ritardo sul suo discorso, ma ho potuto notare una passione e una comunicativa specialissimi.
Di Jona Lasinio abbiamo già parlato su questa rivista. E' una delle grandi menti della Fisica Italiana, parla con originale eleganza, ma – gli altoparlanti non funzionano alla perfezione – la sua voce discreta non risuona nella piazza. Parla dello sviluppo della conoscenza da Keplero, a Kant a Maxwell, dell'analogia come categoria della ricerca e io rifletto (non so quanto correttamente) che c'è una somiglianza tra analogia in fisica e metafora in poesia.
Continua Jona Lasinio: parla di linguaggi, della "cross-fertilization" avvenuta negli ultimi trentacinque anni tra i linguaggi della fisica della materia condensata e la fisica delle particelle. Perché la superspecializzazione, anche necessaria, mi pare di capire, finisce per tramutare ambiti distinti e separati in giardini inaccessibili per chi non se ne sia procurata la chiave. Che i linguaggi s'incrocino e si fecondino a vicenda, non solo entro i vari ambiti della Fisica, ma anche tra scienza e letteratura, mi sembra necessario. Poi Jona Lasinio spiega cos'è una rottura di simmetria. Non credo mi sia sfuggito: non fa un minimo accenno al fatto che su questo argomento aveva nei suoi vent'anni firmato un articolo che al coautore è valso l'ultimo Nobel per la Fisica.
E' quindi la volta dell'altro grande, Giorgio Parisi, diventato, negli ultimi anni, popolare anche tra il pubblico non specialistico. Svolge una lezione bella e insospettabilmente "facile" su Einstein, con risvolti anche aneddotici, veramente felice. Conclude affermando con passione che il "diritto alla ricerca" è scritto nella nostra Costituzione e che non è possibile calpestarlo con tanta leggerezza.
Frattanto il bellissimo palazzo che si stagliava dietro alle lavagne, come spesso di questi tempi, restava chiuso, sordo e incapace di rimandare risposte o echi.
Occorre insistere. La prossima settimana si continua con le lezioni in piazza e spero faccia bel tempo.
Piera Mattei
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